Il Cuore e le condizioni della Spiritualità musulmana

 Di Alexis Catz

Lo stato del nostro cuore, questa è la principale preoccupazione che deve assillare profondamente ogni credente. Il destino finale di ciascuno dipende dallo stato del suo cuore, ed è esso che determinerà la sua dimora eterna presso Dio.

Per chi non desidera che questa vita terrena e non si preoccupa dello stato del suo cuore, la lettura di questo articolo è probabilmente una perdita di tempo. Quanto a chi desidera Dio e il Suo Messaggero – pace e benedizioni su di lui – questo scritto è un invito a meditare la parola di Dio traendo da essa, con il Suo permesso, un reale beneficio.

Dio Altissimo dice nel sublime Corano per bocca del Profeta Abramo, pace su di lui: «E non mi coprire di ignominia il giorno in cui [gli uomini] saranno risuscitati. Il giorno in cui né ricchezza né progenie saranno di alcuna utilità. Tranne per colui che verrà a Dio con cuore sano.»

L’Altissimo si rivolge a noi intimamente e personalmente per dirci in un altro passo del Corano: “E non siate come coloro che dimenticano Dio, e Dio fece loro dimenticare se stessi, questi sono i perversi.” Egli ci mette in guardia, soltanto colui che si presenterà davanti a Lui con un cuore sano sarà preservato dei tormenti del Giorno del Giudizio, soltanto lo stato del nostro cuore ci sarà utile di fronte a Lui.

Quindi, vale la pena chiedersi quali sono i mezzi che ci permettono di purificare il nostro cuore, e qui che entra in scena l’educazione spirituale, è attraverso quest’ultima che il nostro cuore può acquisire uno stato lodevole presso Dio.

La spiritualità musulmana è innanzitutto una ricerca, e chi dice ricerca, dice cammino, progressione… ma anche difficoltà e prove! Infatti, Dio, nella Sura Al Balad, ci dice: «Percorra dunque la salita del pendio!» Questo cammino spirituale non è liscio, tranquillo e tracciato come un’autostrada, ma è più simile ad una salita disseminata di insidie e di prove.
E come per ogni viaggio, è necessario avere una mappa, una guida, qualcuno che ci mostri dove andare e come arrivare il più presto possibile e nel migliore dei modi alla destinazione.  Il tempo che ci è assegnato per questo viaggio termina con la nostra morte, la destinazione di questo viaggio è l’incontro con Dio, e la nostra guida in questo viaggio è il nostro amato Profeta – pace e benedizioni su di lui.

L’educazione spirituale è un lavoro quotidiano, è l’impresa di un’intera vita, un’impresa che non può riuscire che attraverso la comprensione e l’accettazione di determinate condizioni. Qui vi propongo di meditare su quattro condizioni essenziali per una nuova partenza, per una partenza di rinnovamento:

  • Il pentimento
  • La compagnia,
  • Il modello profetico
  • L’attuazione pratica. 

Il pentimento

Il Profeta – pace e benedizioni su di lui – ha detto: «Tutti i figli d’Adamo peccano, e i migliori dei peccatori sono i penitenti.»

Il pentimento è una condizione che ci dovrebbe accompagnare per tutto il cammino, esso non è limitato a coloro che si sono smarriti o a coloro che sono nuovi all’Islam, poiché lo stesso Profeta – pace e benedizioni su di lui – si pentiva più di un centinaio di volte al giorno.

L’Altissimo dice: «Dio ama coloro che si pentono costantemente e ama coloro che si purificano.» Non possiamo iniziare una ricerca spirituale senza che il nostro pentimento sia realizzato.

Il Corano, il Profeta e i sapienti, ci insegnano tutti che il punto di partenza sul cammino di Dio, il chilometro zero che ci permette di progredire in questo lungo pendio, è il pentimento, il pentimento sincero, vale a dire il ritorno a Dio in tutta umiltà realizzando un equilibrio tra il timore e la speranza.

È la determinazione di lasciare questa vita effimera e questo stato di incoscienza per gettare il proprio cuore nella presenza a Dio. Ed è proprio questa volontà, alimentata dalla buona compagnia, rafforzata nel ricordo di Dio che ci permette di far fronte alle tentazioni e alle insidie ​​dell’ego e alle passioni verso questo basso mondo.

La compagnia

Dio disse al Suo Messaggero – pace e benedizioni su di lui: «Fa tacere la tua impazienza con coloro che, desiderando il volto del loro Signore, lo invocano mattino e sera. E non lasciare che i tuoi occhi vadano oltre in cerca dei falsi lumi della vita di quaggiù.»

In questo versetto, l’Altissimo descrive con molta precisione le qualità delle persone che dobbiamo avere in buona compagnia, la quale costituisce l’ambiente propizio per coltivare e purificare il proprio cuore.

Dal versetto comprendiamo immediatamente che il concetto di compagnia è correlato direttamente alla nozione di ricordo e invocazione di Dio, da qui la sua importanza per lo stato del cuore. Il nostro benamato, pace su di lui, nonostante fosse la migliore creatura e l’esempio per l’umanità, ha ricevuto l’ordine divino di trattenersi in una buona compagnia al fine di non dimenticare il ricordo Dio. Che ne è di noi comuni adoratori di Dio? Cosa siamo noi comparati al Sigillo dei Profeti – pace e benedizioni su di lui? Questo ordine di Dio è destinato anche e soprattutto a noi e dobbiamo pertanto sforzarci nella ricerca dell’ambiente spirituale che funga da trampolino di lancio del nostro cammino verso Dio, un gruppo in cui il ricordo di Dio è onnipresente e dove l’amore abbondante inonda i cuori.

Il modello profetico

il pentimento sincero e un ambiente fraterno dedicato all’adorazione di Dio non realizzano la pienezza spirituale senza un modello da seguire, una guida che ci trasmetta un profondo equilibrio spirituale.

Il nostro modello perfetto è ovviamente il Profeta – pace e benedizioni su di lui. Dio ci dice in Sura Al-Ahzab/i Confederati, versetto 21: «Avete nel Messaggero di Dio un buon esempio da seguire per colui che spera in Dio e nel Giorno ultimo e ricorda Dio in abbondanza.»

I suoi compagni hanno osservato con estrema fedeltà il suo comportamento esemplare, le sue azioni, i suoi gesti persino i suoi silenzi. La loro elevazione spirituale deriva da questa compagnia “Sohba” con il Profeta – pace e benedizioni su di lui, e della loro costante presenza con lui.

Ma io, che non ho più il Profeta con me fisicamente, come posso fare a mettere in pratica questa Sohba? Come faccio a mettere in pratica l’educazione spirituale così ricca e completa del Profeta – pace e benedizioni su di lui, io che ho un cuore malato e pressoché distratto a ogni appello di verità?

Proprio come l’angelo Gabriele fu la guida del Profeta – pace e benedizioni su di lui, il Profeta fu la guida dei compagni. E proprio come i compagni furono le guide dei loro successori, quest’ultimi furono le guide di coloro che sono arrivati dopo di loro, e così via fino ai giorni nostri. Questa eredità profetica, questa catena luminosa, fu tramandata da cuore a cuore e di generazione in generazione. Ed è grazie a questa catena luminosa che la fede perfetta si è perpetuata e il patrimonio di misericordia profetico è stato conservato in tutta la sua pienezza.

Naturalmente, dire guida spirituale vuol dire necessariamente dire sapiente del cuore, non sapiente di giurisprudenza o di hadith. A noi quindi il compito di trovare questo sapiente del cuore, questo ‘conoscitore’ definito dal Profeta stesso uno dei suoi eredi, questo ‘conoscitore’ ci condurrà vero Dio Altissimo aiutandoci a mettere in pratica la spiritualità del nostro benamato – pace e benedizioni su di lui – e ci permetterà di progredire verso la pienezza della fede e il compimento del nostro essere.

La messa in pratica

Il “programma della giornata e della notte del credente” indicato dall’imam Abdessalam Yassine nella sua opera «Al-Minhaj an-Nabawi» ci dovrebbe aiutare a soddisfare questo quarto punto. Esso costituisce una sottile miscela di adorazione, spiritualità, scienze, e adempimenti agli impegni sociali. Esso è la trasposizione schematica e equilibrata di un perfetto esempio di vita, quello del nostro amato Profeta – pace e benedizioni su di lui – e dei suoi nobili compagni.

Eccovi un brevissimo riassunto:

  • Alzarsi almeno un’ora prima della preghiera mattutina (Sobh).
  • Compiere la preghiera della notte di 11 unità (Rakaat).
  • Invocare Dio per sé stessi, per la propria famiglia, la propria comunità di fede, dal Profeta Adamo passando per il nostro Profeta e infine per tutta l’umanità.
  • Fare la sessione di Shuruq dopo la preghiera del sobh, vale a dire continuare le invocazioni e il Ricordo di Dio fino al sorgere del sole.
  • Leggere almeno un trentesimo del Corano.
  • Recitare almeno 300 preghiere sul Profeta – pace e benedizioni su di lui.
  • Fare almeno 3 sessioni di quindici minuti di recitazione della formula benedetta “La ilaha illa Allah”.
  • Compiere le preghiere supererogatorie collegate alle preghiere obbligatorie.
  • Dedicare parte del proprio tempo all’apprendimento della sapienza e del Corano.
  • Ricercare i migliori risultati nei propri studi o nella propria vita professionale.
  • Dedicare del tempo alla propria famiglia.

Ciò non è che una sintesi di ciò che dovrebbe essere il giorno e la notte del credente. La profondità e la dimensione spirituale di ogni adorazione è difficilmente esprimibile con le parole lascio quindi a ciascuno il ​piacere di gustarlo nella pratica.

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