Anass, che Dio sia compiaciuto di lui, riporta che i Compagni del Profeta all’arrivo del mese di Sha’ban (mese precedente quello di Ramadan) si consacravano alla recitazione del sublime Corano e versavo la Zakat affinché i deboli e i poveri possano far fronte al digiuno del sacro mese, e appena intravedevano la luna che segnalava l’inizio del sacro mese, facevano le abluzioni maggiori (ghusl) e si ritiravano per l’adorazione.
Soltanto pochi giorni ci distanziano dal mese di Ramadan, vediamo in questo articolo quali sono le condizioni da verificare per vivere al meglio questo mese? Come essere all’altezza del fervore dei nostri predecessori in questo mese?
Prendere consapevolezza del valore del Ramadan
Il Messaggero di Dio, pace su di lui, disse: “Se la gente sapesse cos’è realmente Ramadan, desidererebbe che tutto l’anno fosse Ramadan”.
E disse anche: “Nella prima notte del mese di Ramadan, Dio grazia tutti coloro che riconoscono questa Qibla” ed indicò con la mano la direzione della Mecca.
In questo mese ci si abitua alla lotta contro il male interiore ed esteriore, è il mese della rigenerazione per l’anima e per il cuore. Un mese di fervore spirituale e di purificazione interiore.
Il Profeta, su di lui la pace, disse: “All’arrivo del mese di Ramadan, le porte del Paradiso si aprono, quelle dell’inferno si chiudono, i demoni vengono incatenati e l’angelo annuncia: O voi che aspirate al bene, avvicinatevi! O voi che aspirate al male, allontanatevi. E ciò per tutto il mese di Ramadan”
Durante questo benedetto mese la Terra ha accolto dal Cielo il Messaggio divino: “Il mese di Ramadan in cui è stato fatto scendere il Corano” (Cap. II v.185)
Una volta che le menti saranno impregnate dell’immenso valore di questo mese i cuori si sveglieranno e si motiveranno per accoglierlo.
Affinché ciò si realizzi è necessario un lavoro a monte sul cuore e sulle abitudini come sullo stato d’animo e sull’intenzione.
L’ intenzione
Ci sono due modi di intendere tale concetto. Il primo senso, quello della gente comune, consiste nella semplice formazione della “niya”, l’intenzione senza la quale il digiuno non è valido da un punto di vista giuridico. Nel secondo significato invece l’intenzione è come ha detto il Profeta: “L’intenzione è migliore dell’atto in sè!”, essa è un atto del cuore, profondo ed intimo, la cui sincerità e intensità distingue i credenti sulle graduatorie della fede e della vicinanza al Signore.
L’intenzione è il lato nascosto dell’azione, ma anche la sua essenza. Proprio per questo il Messaggero, pace e benedizione su di lui, ci dice che: “Chiunque assolva al digiuno del Ramadan, con fede e speranza nella ricompensa, sarà assolto da tutti i suoi peccati precedenti..”.
Ritornare a Dio
Una volta depurata l’intenzione, il fedele avrà bisogno di un effettivo ritorno al suo Creatore per completare la purificazione del suo intimo. Il ritorno a Dio consiste nel pentirsi dei peccati commessi e nutrire la ferma volontà di non ritornarci più.
Il pentimento rallegra il nostro Signore Altissimo di noi, dice il Profeta, su di lui la pace: “Dio Si rallegra del pentimento del suo servitore più che uno di voi quando ritrova il suo cammello carico di viveri dopo averlo smarrito in pieno deserto”.
Istruirsi sulle regole del digiuno
Il digiuno è disciplinato da regole, obblighi e condizioni. L’intenzione da sola non basta a far accettare l’azione, essa non assolve il fedele dal dovere di conoscere i precetti legali e spirituali di questo atto d’adorazione.
Il sapere è la guida dell’azione! Non si può adorare Dio se non come Egli ha prescritto.
PSM Partecipazione & Spiritualità Musulmana
