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Lo statuto della donna musulmana, problematica e progetto

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Nadia Yassine 

Constatazioni

L’Islam ha onorato la donna, l’Islam ha dato dei diritti alle donne, l’Islam ha tutelato la donna; è il solito ritornello che si sente dire quando ci s’interroga sulla condizione delle donne nel mondo musulmano.

Non abbiamo il tempo per entrare nel dettaglio ed elencare le differenze effettive che potrebbero esistere tra una donna e l’altra nella realtà di un mondo così vasto, stratificato e diverso come quello musulmano. Di certo la vita quotidiana di una donna Tuareg non assomiglia per niente a quella di una donna dell’alta borghesia libanese, se non fosse per il fatto che condividono la stessa fede.

Nonostante le enormi differenze tra i vari contesti, esiste sicuramente una specificità nella condizione delle donne nel mondo Islamico.

Essa si traduce nelle tradizioni, nelle mentalità, nei programmi scolastici, e ancor peggio nelle leggi e nelle statistiche, è ora di ammetterlo, dando ragione a molti discorsi che i musulmani rifiutano e rinnegano fino ad oggi.

Sì! la donna musulmana è oppressa in nome dell’Islam; sì! la donna è schiavizzata in nome dell’Islam; si! la donna è emarginata in nome dell’Islam; sì! la donna subisce la mutilazione in nome dell’Islam.

Problematica

Emerge con forza una domanda centrale, sapere se sono le fonti originali, il Corano e la Sunna, ad affermare l’inferiorità delle donne, o meglio è la nostra lontananza da esse a determinare che questa evidente inferiorità venga messa sul conto dell’Islam.

Non appena ci liberiamo da alcuni vincoli ideologici, prodotti durante i secoli di giurisprudenza per risalire direttamente alle nostre radici più profonde, ossia agli insegnamenti del Profeta dell’Islam, pace su di lui, noteremo senza dubbio che la dinamica inerente al suo insegnamento è stata poco a poco occultata e ci si è allontanati sempre più dallo spirito dei suoi insegnamenti. Ciò è dovuto a molti fattori, tra cui certamente i seguenti che schematizziamo come segue:

1- La rottura politica avutasi col “golpe della dinastia degli omayyadi”, ha inibito la dinamica di liberazione avviata dal Messaggero, pace su di lui.

2- Gli scismi, prodotti dalla rottura politica, indebolirono ancor più questa dinamica determinando una forte regressione sullo statuto appena conquistato dalla donna.

3- L’Ijtihad, cioè lo sforzo intellettuale, continuo e critico attraverso cui si ricerca la soluzione più adeguata per mantenere vivo lo spirito della Sharia, si è ripiegato poco a poco fino a indebolirsi del tutto e scomparire lasciando il posto al taqlid (l’imitazione pedissequa) e alla lettura letteralista e conformista. Dalla luce dell’ “Ijtihad”, si è passati a un’interminabile buio di sclerosi intellettuale di cui la donna ha pagato, e paga tuttora, a caro prezzo le conseguenze. Invece di godere dei diritti attribuitele dai testi originali, essa si ritrova prigioniera di una giurisprudenza basata su “sadd ad-darai3” (che vuol dire letteralmente “tappare i buchi”);

4- La rinascita di alcune pratiche tribali giustificate, consapevolmente o inconsapevolmente, da una certa giurisprudenza che le ha offerto una certa legittimazione;

5- L’ampia diffusione dell’Islam nei primi secoli provocò due importanti fenomeni tra loro connessi, ritardò il movimento di abolizione della schiavitù iniziato dal Corano; e ciò accentuò la tendenza a isolare le donne musulmane, per sottolinearne la differenza con le donne schiave e di bassa condizione sociale. Lo scopo, dunque, era quello d’isolare la donna per proteggerla.

Il Progetto

La realtà è sicuramente molto più complessa di come l’abbiamo rappresentata, come pure le soluzioni che possiamo proporre per tornare alle radici più profonde in modo appropriato. Il fatto è che lo sforzo deve essere volto in tre direzioni:

  • Il ritorno alle fonti effettuato col cuore. La spiritualità e la conoscenza intuitiva sono fondamentali per un ritorno ai testi originali, che richiamano essenzialmente al senso spirituale e alla pratica di questa spiritualità.
  • Il ritorno alle fonti attraverso l’acquisizione di strumenti teologici, ossia far rivivere l’Ijtihad,  che io definisco “sforzo di riflessione esaustiva”, e fare in modo che vi partecipino più donne. E’ necessario fare dello sforzo di riflessione uno sforzo collettivo, un lavoro di gruppo, perché per un mondo così complesso le soluzioni da trovare non possono essere frutto del lavoro di una sola persona.
  • Il ritorno alle fonti attraverso il superamento del nostro retaggio politico. Lo sforzo interpretativo può avvenire solo in società realmente democratizzate ossia sgombere da tutti i poteri coercitivi che sono stati, poi, all’origine stessa dell’alienazione delle donne e degli uomini di questa società.

Pertanto ci aspetta un grosso lavoro di educazione corredato a un lavoro a livello politico. Tuttavia bisogna puntare sul lungo termine e soprattutto fare attenzione a non cadere nella linea classica del femminismo occidentale volutamente materialista: non si tratta di prendersi una rivincita sugli uomini, bensì d’iscriversi di nuovo nel quadro di una complementarietà dove la donna e l’uomo sono partner a pari livello, e nella prospettiva di una società più equa e dunque più umana e più spirituale: una società di senso e di fiducia.

Promuovere un femminismo all’occidentale significa sbagliare la lettura della storia e smarrire i punti di riferimento. Ciò tornerebbe soprattutto a forzare il corso di una storia secolare, a creare ulteriori resistenze e a esacerbare ancor più i contrasti.

Sapere ciò che i nostri testi sacri hanno prescritto veramente in materia di diritti delle donne è un dovere; ma volerli mettere in pratica subito senza gradualità equivale a un suicidio sociale oltre che a una sistematica condanna.

Musulmani d’Italia, evoluzioni e sfide

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Di Brahim Baya  

La prima generazione di musulmani arrivata in Italia, in cerca di condizioni economiche più favorevoli o in fuga da regimi oppressivi, era in gran parte modesta sul piano sociale e culturale il suo atteggiamento naturale fu quello di considerare l’Italia terra straniera in cui bisognava vivere da stranieri, in attesa di un ritorno in patria che non è mai arrivato, poiché, nel frattempo, i figli sono nati e cresciuti in questo paese, e la meta del ritorno si è allontanata.

Oggi sempre più musulmani, hanno preso atto di questa situazione, non si pongono più alcun problema nel prendere la cittadinanza italiana, poiché in Italia si sentono a casa loro e desiderano costruirvi il loro futuro e quello dei loro figli, la loro prima lingua è l’italiano e condividono la stragrande maggioranza degli aspetti della cultura italiana. Essi percepiscono la loro presenza come una ricchezza, non hanno problemi a presentarsi come cittadini che partecipano alla vita sociale, politica e culturale del loro paese, e impegnarsi anche al di fuori della loro comunità, in associazioni di volontariato, strutture sindacali e partiti politici.

A livello locale le comunità musulmane hanno stabilito ponti di congiunzione con la cittadinanza e con le amministrazioni locali, e le loro attività sul campo sono sempre più aperte alla società.

Molti musulmani oggi, quindi, vanno al di là del “consumato” discorso sull’integrazione, sviluppano un senso di appartenenza a questa società, e affrontano con mente più aperta i problemi della collettività, anche se non riguardano in maniera specifica la loro comunità. Le questioni sociali, la scuola pubblica, la disoccupazione, la criminalità, le relazioni internazionali, sono temi che gli coinvolgono come tutti gli altri loro concittadini. Per ora è soltanto una minoranza di musulmani che si cimenta in questo campo, ma il processo è avviato, è un processo evolutivo che si compie nel tempo lungo. Si parla sempre più di musulmani italiani e meno di musulmani in Italia, anche se saranno sempre percepiti come immigrati, d’ora in avanti la questione dell’islam sarà distinta da quella dell’immigrazione, l’islam è, e lo sarà sempre di più, una faccenda tutta italiana.

Nel campo dell’islam organizzato si assiste ad un processo di istituzionalizzazione a più livelli della presenza musulmana. Essa ha preso il via, com’è naturale, con l’apertura di centri islamici, poi sono nate organizzazioni più o meno specifiche: associazioni di giovani, donne, per l’infanzia, culturali, educative e artistiche.

Tuttavia le evoluzioni nell’islam organizzato italiano non sono sufficienti ed è necessario subito intavolare un dialogo intra religioso tra le diverse componenti della comunità musulmana italiana, la posta in gioco è importante e le sfide troppo grandi per continuare ad ignorarsi o a criticarsi. Non si tratta di essere d’accordo su tutto, non si tratta di fondare un’unica organizzazione nazionale, né di ignorare le rispettive storie e strutture: si tratta di rispettarsi nella differenza e nella diversità e di trovare puntualmente orientamenti e impegni comuni.

Le istituzioni pubbliche dovrebbero, nel rispetto dei principi di laicità dello Stato e di separazione degli ambiti (stato-religione), facilitare le evoluzioni interne alla comunità e pensare a strategie di accompagnamento per accelerare e favorire questi processi. In primo luogo le istituzioni dovrebbero rimuovere quegli ostacoli, giuridici e politici, che ancora oggi limitano la piena fruizione dei diritti di libertà religiosa garantiti dalla Costituzione italiana, in particolar modo per i musulmani, che si vedono sistematicamente negato il diritto di aprire o costruire luoghi di culto, basti pensare che il settore del culto in Italia è ancora disciplinato dalla normativa sui “culti ammessi” risalente all’epoca fascista, rimettere in cantiere l’intesa con la confessione islamica, seconda del paese, arenata da anni sarebbe un gesto concreto verso una maggiore fedeltà allo spirito costituzionale.

 

Ho scelto il mio campo

Ahmed Rahamani, Direttore centro studi sulla modernità a Parigi

Risposta ai nuovi inquisitori che esortano i musulmani a rinnovare la loro adesione all’umanità.

Nella sua risposta a una domanda posta dal sito soonsoonsoon.com, il filosofo Frederic Lenoir parla di due tendenze contraddittorie che si contrappongono attualmente nel mondo, una che è predatrice in relazione alla natura e che conduce una corsa frenetica al consumo, e un’altra che si propone di apportare del senso alla vita e a affrancare l’uomo dal dominio del denaro.

Mi riconosco totalmente in questa descrizione del nostro mondo odierno. Aggiungerei anche che si tratta esattamente di due campi che hanno due visioni diametralmente opposte dell’uomo e del suo futuro sulla terra. Tutte le credenze e non credenze che esistono in questo mondo sono rappresentate in una parte o nell’altra, badate bene. In altre parole, le credenze o le religioni non sono del tutto dei criteri di distinzione o di divisione. Io aderisco e dichiaro solennemente la mia appartenenza al secondo campo. Questa linea di demarcazione è l’unica a essere autentica e legittima. Essa sopravvivrà e trionferà nonostante gli sforzi sempre più forniti per seppellirla sotto delle false linee di faglia. Essa trionferà per il semplice motivo che essa ci restituisce fedelmente i veri problemi del mondo, pone chiaramente ognuno di fronte alla propria responsabilità e lo interpella perché faccia le sue scelte fondamentali.

Animato da questa convinzione, mi rivolgo alla mia famiglia spirituale, i musulmani, e dico loro: non cadete nella trappola della divisione su criteri religiosi o etnici il cui unico scopo è di isolarvi. La sfida è altrove. Non vi lasciate sopraffare dalle emozioni perché l’emozione eccessiva offusca la mente e inibisce la volontà. Concentratevi anzitutto sul lavoro su voi stessi, al fine di guadagnare in profondità spirituale che è l’unica fonte di fiducia e di serenità. In seguito, conducete una riflessione profonda per identificare il vostro contributo individuale e collettivo per la costruzione di un mondo migliore. Questo duplice sforzo vi metterà in una posizione decisamente positivo e vi aiuterà a occupare il vostro posto naturale accanto ai vostri fratelli e sorelle nell’umanità portatori dei medesimi valori e che combattono la stessa lotta. Una lotta di tutt’altra natura che non ha nulla a che fare con la guerra che ci promettono gli estremisti di ogni sorta. Una lotta per la piena dignità di ogni essere umano sulla terra, per la giustizia e per altri valori che costituiranno la plancia di salvezza per l’umanità. Una lotta dura e lunga, ma mai animata dall’odio o caratterizzata dalla violenza, e ciò per due ragioni:

 

– L’intera umanità è sulla stessa barca che va alla deriva e minaccia di colare a picco. Ed è completamente insensato uccidersi in tali circostanze. Purtroppo, questo è ciò che alcuni hanno fatto, ma le persone dotate di ragione devono nonostante tutto mantenere la calma e concentrare i loro sforzi per salvare la nave.

Anche se alcuni uomini in questo mondo sono diventati assassini, succhia-sangue, e distruttori dei beni comuni della terra, nessun odio deve animare la nostra lotta contro i loro crimini, poiché il legame di umanità resta anche se questi uomini calpestano la loro umanità dalla mattina alla sera. Non è dimostrare ingenuità infantile combatterli con amore in quanto bisogna mantenere la speranza che la loro umanità si sveglierà un giorno. Per quanto riguarda i criminali irrecuperabili, il corso della storia le getterà inesorabilmente nella discarica dove troveranno i loro predecessori, che hanno deturpato la storia dell’umanità.

Spero di essere riuscito, attraverso queste righe, a condividere con voi la mia convinzione personale. Devo dire che l’ho costruita lontano, molto lontano, dall’influenza dell’ortodossia mediatica e da quella dei guru autoproclamati. Solo una tale convinzione ci darà la lucidità necessaria per fare la giusta lettura del nostro mondo complesso. La lotta che ho descritto sopra è già in corso e attira, grazie a Dio, sempre più buone volontà. Non ho il minimo dubbio che finirà per rendere inoffensiva l’ideologia predatrice e violenta che ha messo il mondo a ferro e fuoco, un’ideologia che è in procinto di annientare la terra e l’acqua, fonti della nostra vita, e che ha ancora la sfacciataggine di presentarsi in uniforme di pompiere e soccorritore. Sono d’accordo con coloro che si rifiutano di parlare di crisi, ma annunciare la nascita di un nuovo mondo di cui vedo già le premesse.

Labdidi: «Attentato alla vita umana e alla libertà»

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Angelica Malvatani [Il Resto del Carlino]

Fermo, 10 gennaio 2015 – Uno è ateo, non crede in nessun Dio, semmai nel dialogo, nella pace, nella condivisione tra le persone. L’altro è la guida spirituale della comunità islamica del Fermano e segretario nazionale dell’associazione PSM “Partecipazione e Spiritualità Musulmana”. Due persone diversissime, eppure Gianfranco Mancini e Abdellah Labdini sono amici dal 1992, si confrontano e discutono anche di religione e della vita e oggi insieme parlano di un momento delicato e difficile, doloroso per il mondo intero.

Questo è l’Islam vero, che dialoga e abbraccia, spiega l’Imam Labdidi che apre le porte della moschea, a Girola, per condannare il vile attentato di Parigi: «Di fronte all’orrore e alla tragedia a cui l’Europa ha assistito non si può che esprimere la più netta, decisa e totale condanna a questo attentato alla vita umana, alla libertà di stampa, al vivere comune e alla nostra umanità. L’insegnamento del nostro Profeta non è questo, è il Profeta il primo ad essere disonorato da queste ignobili gesta». Parla di ignoranza delle scritture Abdellah Labdidi, chi uccide e compie violenza non segue il modello di vita del Profeta Muhammad che ha sempre portato avanti una vita di tolleranza e di rispetto per tutti, anche per i nemici. «Muhammad ci ha insegnato che non è un vero credente colui che non ama per il proprio prossimo quel che ama per se stesso. Il Profeta è il nostro modello, non ne abbiamo un altro da seguire per tutta la comunità musulmana. Questo è il messaggero di Dio che noi seguiamo, i suoi innumerevoli insegnanti che suggeriscono ai 2 miliardi di musulmani l’indulgenza, la tolleranza e il rispetto dell’altro».

Oggi i Giovani PSM del Fermano saranno in piazza del Popolo, a partire dalle 10, per parlare con la gente, per spiegare il senso di un vero Islam pacifico: «L’imperativo per tutti è essere portatori di misericordia. È importante affermare in questo triste momento la piena condanna a ogni attentato alla libertà di espressione e di stampa che sono conquiste importanti della nostra società che non possono essere attaccate in nessun modo, anche se io non condivido la satira che attacca qualunque credo religioso. Non si può stabilire dei limiti a questa libertà. L’invito che ci sentiamo di fare a tutta la cittadinanza e a tutte le forze vive della società è quello di accogliere questo momento doloroso per mettere insieme le forze e accelerare il processo di costruzione di una società coesa e plurale, fiera delle sue diversità che rinnega ogni forma di violenza, fanatismo, razzismo e islamofobia».

Fonte: http://www.ilrestodelcarlino.it/fermo/imam-fermano-condanna-terroristi-1.562464

Riflessioni sull’ignobile attentato di Parigi

Redazione

Di fronte all’orrore e alla tragedia a cui l’Europa ha assistito la mattina del 7 gennaio a Parigi, non si può che esprimere la più netta, decisa e totale condanna a questo attentato alla vita umana, alla libertà di stampa, al vivere comune nelle nostre società e alla nostra umanità.

L’insegnamento del Profeta dell’islam, pace su di lui, che i disumani criminali senza vergogna dissero di vendicare con questo loro ignobile atto, è il primo a essere insultato e disonorato dalle loro folli e inqualificabili gesta.

Il Profeta, pace su di lui, insegnò ai suoi compagni che: “Non è un vero credente colui che non ama per il proprio prossimo ciò che ama per se stesso.” E che “Chiunque creda in Dio e nel giorno Ultimo onori il proprio vicino.” Egli non reagì mai con aggressività alle violenze e alle offese che riceveva, anzi ricambiava l’offesa ricevuta con la carità, il sorriso e l’invocazione.

Quando gli abitanti della cittadina di Taef in cui lui si recò per annunciare il suo messaggio aizzarono contro di lui la folla che lo aggredì in malo modo, egli rifiutò di maledirli o di invocare per la loro distruzione, pregò invece che Dio guidi i loro cuori e faccia uscire da loro della gente di fede.

E quando il Profeta seppe che il suo vicino non musulmano che lasciava ogni sera la propria spazzatura di fronte all’ingresso della casa del profeta, si era ammalato egli andò a fargli visita e a informarsi sulle sue condizioni. Quando morì Abdallah Ibn Saloul, il capo degli ipocriti di Medina, che tanto aveva offeso e disonorato il Profeta arrivando a sparlare dell’onore di sua moglie, ebbene quando costui morì il Profeta guidò la preghiera funebre, invocò Dio a suo favore e lo coprì con il suo mantello personale.

I Quraishiti, la tribù della Mecca, che avevano tanto umiliato, affamato, esiliato e infine radunato un enorme esercito per uccidere il Profeta, pace su di lui e sterminare la sua comunità, furono da lui graziati una volta che egli tornò vincitore a Mecca, disse loro: “Andate, voi siete i liberi.”

Questo è il Messaggero di Dio, pace su di lui, e questi sono alcuni dei suoi innumerevoli insegnamenti che suggeriscono a tutti i musulmani l’indulgenza, la tolleranza e il rispetto dell’altro, chiunque esso sia.

In questi giorni i musulmani di tutto il mondo celebrano il ricordo della sua nascita, riportano alla memoria le diverse fasi della sua vita e rievocano i suoi nobili insegnamenti, i Giovani di PSM stanno organizzando dei banchetti informativi in una decina di piazze italiane, per presentare la figura e gli insegnamenti del Messaggero della Misericordia. Dio nel sublime Corano annunciando la missione del suo Inviato agli uomini disse: “Non ti inviammo se non come misericordia per il creato.” È imperativo quindi per tutti i musulmani, suoi seguaci, essere loro stessi, nelle loro persone e nelle loro azioni, una misericordia per i loro vicini, per i loro colleghi, per i loro amici e i loro nemici come lo era il loro modello Muhammad, pace e benedizione su di lui.

In questi dolorosi momenti è importante affermare inoltre la piena condanna a ogni attentato alla libertà di espressione e di stampa, che sono delle conquiste democratiche importanti nelle nostre società, che non possiamo accettare vengano intaccate in alcun modo, nessuno si deve arrogare il diritto, al di fuori della legge, di stabilire dei limiti a queste libertà.

L’invito che facciamo a tutta la cittadinanza e alle forze vive della società civile, ai partiti politici e alle istituzioni pubbliche è di fare di questo momento doloroso e drammatico un’occasione per mettere insieme le forze e le energie di tutti e accelerare il processo di costruzione di una società coesa, plurale, fiera delle sue diversità, aperta all’altro, che sappia mettere a frutto tutte le ricchezze culturali, spirituali e materiali a disposizione. Una società che rinneghi e lotti con tutte le sue forze contro ogni forma di violenza, di fanatismo, di razzismo o d’islamofobia.

Un appello infine lo rivolgiamo a tutte le comunità religiose italiane, ai cristiani, ai musulmani, agli ebrei e a tutti i religiosi, di unire le nostre forze e le nostre ricchezze spirituali per isolare chiunque cerchi di strumentalizzare i nostri riferimenti spirituali, e le nostre religioni per fomentare l’odio, il fanatismo e il rifiuto dell’altro, le nostre religioni sono degli strumenti di pace e non di violenza, dei messaggi di misericordia non di terrore.

Lo status giuridico dei musulmani in Italia – Prof. Alessandro Ferrari

Intervento del prof. Alessandro Ferrari, docente di Diritto canonico all’Università dell’Insubria e coordinatore del FIDR (Forum Internazionale Democrazia e Religioni), nel corso del Convegno PSM 2014 sullo status giuridico dei musulmani in Italia.

Modena, 18 Maggio 2014

I musulmani e la sfida della partecipazione – Avv. Luca Bauccio

Estratto dall’intervento dell’avvocato Luca Bauccio, avvocato esperto in diritto dell’informazione e autore del libro “Primo, non diffamare”, in cui affronta il tema dell’immagine che viene trasmessa dei musulmani nei mezzi di informazione, e della sfida che affrontano i musulmani d’Italia per partecipare attivamente allo sviluppo della società italiana di cui essi sono parte integrante.

Intervento in occasione  del Convegno Nazionale PSM tenutosi a Modena il 18 maggio 2014 che aveva per tema: “I musulmani d’Italia, un valore aggiunto.”

 

I valori, un patrimonio universale comune

Estratto dalla conferenza del dott. Ahmed Rahmani, direttore del centro studi e ricerche sulla modernità a Parigi, in cui illustra come i valori siano un’eredità comune a tutte gli uomini attorno ai quali possono riunirsi e lavorare insieme.

Intervento tenuto durante la Tavola Rotonda “La partecipazione positiva dei musulmani, difficoltà e orizzonti” nell’ambito del Convegno Nazionale PSM tenutosi a Modena il 18 maggio 2014.

I musulmani d’Italia riflettono sul loro valore aggiunto

Il Forum Guido Monzani di Modena ha ospitato nella giornata di domenica 18 maggio il convegno nazionale 2014 di PSM, Partecipazione e Spiritualità Musulmana, più di mille convenuti provenienti dalle diverse regioni italiane si sono riuniti attorno al tema “I Musulmani d’Italia, un valore aggiunto”.

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Schermata 2014-05-20 alle 16.39.22I lavori del convegno sono stati aperti con l’intervento del presidente del PSM, Mohamed Hajib, il quale ha salutato tutti i presenti illustrando le ragioni che stanno dietro alla scelta del tema di quest’anno, il sig Hajib ha invitato i musulmani d’Italia ad andare al di là del semplice discorso sull’integrazione pensando a come possono contribuire ed essere un valore aggiunto per la società. Il presidente PSM ha anche rivolto un saluto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, quale rappresentante dell’unità nazionale.

Molti rappresentanti delle istituzioni, della società civile e della comunità musulmana hanno preso la parola per rivolgere un saluto ai convenuti, tra cui l’assessore alle politiche sociali della regione Emilia Romagna, i rappresentanti del sindaco e del vescovo della città di Modena, e diverse personalità della comunità musulmana italiana.

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Presente al convegno la ex ministro e deputato della repubblica l’onorevole Cécile Kyenge, che nel suo intervento ha salutato tutta la comunità musulmana d’Italia attraverso PSM e ha espresso il suo apprezzamento per il tema scelto per questa edizione, affermando che i musulmani sono una presenza importante per il futuro dell’Italia.

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La prima conferenza del convegno tenuta dal prof. Youness Alaoui Mdaghri, direttore dell’istituto europeo per le scienze islamiche di Bruxelles, ha trattato il tema dell’identità spirituale del musulmano europeo. Secondo il prof. Alaoui il più grande contributo che i musulmani possono offrire alla loro società, ancor più importante di quello economico, culturale e demografico, è la loro ricchezza spirituale, devono essere dei testimoni con il loro cuore e con le loro azioni del Messaggio spirituale proprio dell’Islam, questo è il più grande dono che possono fare ai loro vicini e ai loro concittadini.

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Il momento della tavola rotonda, ha visto confrontarsi tre illustri ospiti: Alessandro Ferrari coordinatore del Forum Internazionale Democrazia e Religioni (FIDR), Luca Bauccio avvocato e autore del libro “Primo non diffamare” e Ahmed Rahmani direttore del centro studi sulla modernità a Parigi. I tre relatori hanno affrontato con prospettive diverse, a seconda della loro area di interesse professionale, il tema della partecipazione positiva dei musulmani nella società.

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Il prof. Ferrari ha fatto una panoramica sull’evoluzione della presenza musulmana in Italia, parlando della mancanza fino ad oggi di un’intesa tra Stato e Islam, come prevede la costituzione italiana, e ha invitato i musulmani d’Italia a impegnarsi per individuare una rappresentanza comune in grado di ottenere il riconoscimento ufficiale della confessione musulmana da parte dello Stato italiano.

L’avvocato Bauccio ha parlato invece delle campagne denigratorie che subiscono periodicamente gli appartenenti alla fede musulmana, invitando i musulmani a resistere a queste campagne e a queste distorsioni della realtà, attraverso i diversi strumenti a loro disposizione.

Il terzo ospite della Tavola il dott. Rahmani, ha innanzitutto osservato come il tema di questo convegno consenta ai musulmani di uscire da una dinamica negativa, vittimistica e autocommiserante, verso una dinamica più positiva e propositiva. Rahmani ha parlato dei valori etici come eredità universale per tutti gli uomini, compresi i musulmani, che lui invita a lavorare insieme ai loro concittadini nel progetto comune finalizzato a recuperare i veri valori umanistici che si vanno perdendo nelle nostre società.

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La tavola in seguito è stata aperta alle numerose domande e riflessioni dei partecipanti a cui hanno risposto puntualmente i relatori.

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Il segretario nazionale di PSM Abdellah Labdidi, ha chiuso il convegno invitando a mettere insieme tutte le buone volontà per perseguire quel progetto di una società plurale, aperta al dialogo, fiera della sua diversità, che rinnega tutte le forme di estremismo e di rifiuto dell’altro.

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Al termine del convegno il cantautore Rachid Gholam ha intrattenuto il pubblico presente con delle eccezionali canzoni melodiche.

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Un’ultima nota, il convegno è stato trasmesso in diretta streaming sul sito internet di PSM seguita da migliaia di persone.

Pubblicheremo nei prossimi giorni, insh’Allah, i video dei diversi momenti del Convegno.

Il 25 aprile, festa della liberazione

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Il 25 aprile l’Italia celebra la Festa nazionale della Liberazione, l’anniversario della liberazione dal nazifascismo nel 1945.

Dopo lo sbarco degli alleati in Sicilia nel 1943 con la conseguente caduta del regime fascista a Roma, l’Italia si ritrovò divisa in due: al nord i Fascisti costituirono la Repubblica Sociale Italiana, vicina ai nazisti, mentre al sud si formò il governo Badoglio, sostenuto dagli Alleati.

Per combattere l’occupazione nazifascista si era organizzata la Resistenza, formata dai Partigiani, che erano uomini, donne, giovani, anziani, operai, contadini, militari, persone di diversi ceti sociali, diverse idee politiche e religiose, ma che avevano in comune la volontà di lottare, ognuno con i propri mezzi, per vivere in uno stato di libertà, di democrazia, in cui siano rispettati i diritti di tutti.

Il 25 aprile 1945 i Partigiani entrarono vittoriosi nelle principali città italiane, mettendo fine al tragico ventennio fascista e inaugurando il processo di ricostruzione dell’Italia, con il referendum sulla repubblica e l’assemblea costituente che diedero i natali al nuovo Stato italiano fondato sui principi della democrazia e dell’uguaglianza.

Gli italiani di fede musulmana, come tutti gli italiani, fanno loro questa storia di lotta partigiana per la libertà, e ritengono che il 25 aprile sia una data memorabile perché segna la nascita dell’Italia che oggi conosciamo, un paese, che con tutte le difficoltà, riconosce e tutela i diritti fondamentali per tutti i suoi cittadini, senza alcuna distinzione:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” Recita l’art. 3 della Costituzione italiana del 1948.

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