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Misericordia per il creato, Dio ti ha mandato [Poesia]

 Adel Laamane

La tua fama, Dio ha innalzato

Misericordia per il creato, Dio ti ha mandato

Come espressione del Suo immenso amore, tu sei stato inviato

Il Suo verbo, ti ha insegnato

Nella Torâh e nel Vangelo, sei stato menzionato

Gesù, con il nome di Ahmad, ti ha annunciato

Le buone consuetudini, hai ordinato

Le cattive opere, hai vietato

La sacra scrittura, hai recitato

Il libro e la saggezza hai comunicato

La missione di tutti i profeti hai confermato

Verso la conoscenza di Dio ci hai guidato

La strada che porta a Dio ci hai indicato

Dall’oscurità e dalle tenebre ci hai liberato

I nostri cuori, con la fede, hai illuminato

Sulla retta via ci hai riportato

Dolce e misericordioso con tutti, tu sei stato

Nel mese della tua nascita, oggi, sei celebrato

Da grandi e piccini sei festeggiato

Nei loro cuori e nelle loro menti, sei ricordato

Per tutti loro, per gli angeli e per Dio sei il più amato

Muhammad, sigillo dei profeti, da Dio sei stato lodato

Muhammad, a noi, da Dio sei stato donato

Muhammad, Muhammad, chi ti segue è premiato

Tu sei il Messaggero di Dio, il Profeta illetterato

Su di te la pace, Dio e gli angeli, hanno invocato

I Giovani PSM Raccontano il “Messaggero della Misericordia” nelle Piazze d’Italia

Comunicato Stampa

“E non ti inviammo se non come Misericordia per il Creato” [Sublime Corano]

I giovani dell’Associazione nazionale PSM [Partecipazione e Spiritualità Musulmana] in occasione dell’anniversario della nascita del Profeta dell’Islam, Muhammad, pace su di lui, organizzano banchetti informativi in diverse città italiane per far conoscere alla cittadinanza italiana la figura centrale per quasi due miliardi di donne e uomini nel mondo, e per circa due milioni di loro concittadini o futuri tali in Italia. L’idea è di farsi conoscere attraverso la presentazione del loro esempio nella vita, il Profeta della loro religione; il tema scelto per la celebrazione di quest’anno è “Muhammad, il Messaggero della Misericordia”.

L’iniziativa sarà un’occasione per presentare i principali insegnamenti del Profeta tra questi ricordiamo qui:

“Non fui inviato che per perfezionare le buone virtù.”
“La migliore opera presso Dio è far felice un uomo.”
“Non è un vero credente chi non ama per il suo prossimo ciò che ama per se stesso.”
“Il migliore di voi è il migliore con la propria moglie.”
“Chiunque creda in Dio e nel giorno Ultimo onori il proprio vicino.”
“Non è credente colui che mangia a sazietà mentre il suo vicino dorme affamato.”
“Le donne sono sorelle degli uomini, non le onora che un generoso e non le maltratta che un infame.”

Lo scopo dell’iniziativa è di favorire il pluralismo e l’interculturalità all’interno della nostra società italiana, poiché riteniamo un nostro dovere farci conoscere in quanto giovani italiani di fede musulmana ai nostri coetanei non musulmani e tutti i nostri concittadini per sradicare ogni pregiudizio e malinteso nei nostri confronti, e crediamo che il miglior modo per fare ciò sia quello di presentare la figura del nostro modello nella vita, il Messaggero della misericordia divina, Muhammad, pace su di lui.

Durante questi banchetti informativi i giovani PSM distribuiranno ai passanti dei volantini sul Profeta insieme a un dono che varierà di città in città, dalle rose alle candele colorate, e si intratterranno con chi lo vorrà per un proficuo dialogo interculturale.

I banchetti saranno allestiti nei prossimi due fine settimana nelle seguenti città: Milano, Torino, Bologna, Genova, Ancona, Padova, Udine, Brescia, Vercelli, Cuneo, Modena, Fermo, Rimini.

In parallelo a questi eventi è in corso una campagna sui social network per ricordare la vita e gli insegnamenti del Profeta Muhammad sul sito di PSM [www.psm-italia.it] e la pagina facebook [www.facebook.com/PSMusulmana], è stato creato un apposito hashtag [#Mawlid1436] attraverso il quale vengono pubblicati post, immagini, video…

Saremo molto lieti se vorreste assistere a questi eventi e scrivere su questa iniziativa per informare la cittadinanza.

Per maggiori informazioni:

Giovanipsm@gmail.com

info@psm-italia.it

Il Messaggero della Misericordia in poche parole

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Muhammad pace su di lui  è Messaggero di Dio, Profeta, modello e guida per due miliardi di persone nel mondo e circa due milioni di musulmani in Italia.

Muhammad pace su di lui  agiva e trasformava il mondo alla luce delle rivelazioni che riceveva dall’Unico, rivelazioni che compongono il Corano, testo divino destinato all’umanità intera.

Muhammad pace su di lui è nato alla Mecca nel 570 D.C. e rimase orfano all’età di 6 anni, ricevette la prima rivelazione a 40 anni e morì a Medina all’età di 63 anni.

Muhammad pace su di lui era distinto per la nobiltà del suo carattere e per l’eccellenza del suo essere, era di una generosità infinita, la sua compassione e la sua misericordia per i deboli e gli umili erano eguagliate soltanto dalla sua disapprovazione per gli empi e gli oppressori.

Muhammad pace su di lui definiva se stesso una misericordia donata, e Dio gli disse nel nobile Corano: ”Non ti inviammo che come misericordia per il Creato.”

Muhammad pace su di lui  diceva:

“Non fui inviato che per perfezionare le buone virtù.”

“Il migliore di voi è il migliore con la propria moglie.”

“Il tuo sorriso per il prossimo è carità.”

“Chiunque creda in Dio e nel giorno Ultimo onori il proprio vicino.”

“La buona parola è carità.”

“Dio non ti giudica dal tuo aspetto o dalla tua ricchezza ma dal tuo cuore e dalle tue azioni.”

“Non è un vero credente chi non ama per il suo prossimo ciò che ama per se stesso.”

“Il migliore di voi è il migliore nel proprio comportamento.”

“Non è credente colui che mangia a sazietà mentre il suo vicino dorme affamato.”

“Forte è colui che controlla se stesso nel momento della rabbia.”

“Le donne sono sorelle degli uomini, non le onora che un generoso e non le maltratta che un infame.”

“Il Paradiso si stende sotto i piedi delle madri.”

“Chi ha piantato una pianta, avrà per ogni persona che benefici dei suoi frutti una ricompensa.”

“La migliore opera presso Dio è far felice un uomo.”

“Di due uomini che si amano in Dio, il più amato da Dio è colui che ama più l’altro.”

 

Hanno detto Muhammad, pace su di lui:

“Ho cercato attraverso la storia il modello ideale di uomo, e non ho trovato altri che il Profeta Muhammad.” Wolfgang Goethe

“Se misurassimo la grandezza tramite l’estensione dell’influenza lasciata dai grandi uomini nei cuori delle persone, vedremmo che Muhammad è stato uno dei più grandi uomini mai conosciuti nella storia dell’umanità”. Will Durant

“Dopo aver finito di leggere la seconda parte della biografia del Profeta, mi sono rattristato non trovando altro da leggere sulla sua grandiosa vita.” Mahatama Ghandi

“Non ci sono dubbi sul fatto che il Profeta Muhammad fu uno dei grandi riformatori che rese un grande servizio alla società umana.” Leo Tolstoy

“Se c’è stato un uomo che ha avuto la facoltà di dire che ha governato con diritto divino, questo fu Muhammad, che riuscì a tenere in mano il potere senza disporre dei Suoi strumenti e senza il Suo supporto”. Bosworth Smith

“Credo che se un uomo come lui avesse assunto la guida del mondo moderno, avrebbe avuto successo nel risolvere i suoi problemi, in un modo che avrebbe recato più pace e serenità.” George Bernard Show

La nascita del Messaggero della Misericordia

Messaggero misericordia

Redazione

Il mondo ricorda in questi giorni l’anniversario di due figure fondamentali nella storia, due personaggi che hanno lasciato un’impronta indelebile nella coscienza dell’umanità, due personaggi i cui insegnamenti costituiscono un riferimento spirituale e intellettuale e una fonte di ispirazione per circa due terzi del genere umano oggi presente sulla terra. Essi sono Gesù Cristo figlio di Maria e il nostro benamato Muhammad, che la pace e la benedizione di Dio siano su entrambi loro, e su tutti i loro fratelli messaggeri di Dio per l’umanità.

La comunità islamica nel mondo celebra l’anniversario della nascita [al-Mawlid] del Prescelto da Dio per sigillare i Suoi Messaggi all’umanità. Il dono della nascita del Profeta Muhammad, pace su di lui, costituisce in sé un gesto di particolare attenzione e di infinita misericordia da parte di un Signore Paziente e Indulgente, espresso verso le sue creature umane che hanno smarrito la Via e dimenticato la loro ragion d’essere, la loro identità originale e la loro natura prima.

Dice l’Altissimo nel sublime Corano descrivendo la missione del Suo ultimo Messaggero agli uomini: “Non ti inviammo se non come misericordia per il Creato.” E in un altro passo del sublime Libro Egli dice: “Dì che gioiscano della grazia di Dio e della Sua misericordia, ché ciò è meglio di quel che accumulano.” Mostrare quindi la gioia e ricordare la misericordia divina sugli uomini è un atto di obbedienza a tale comandamento divino.

Al Profeta, pace su di lui, quando fu chiesto della ragione del suo digiuno il giorno del lunedì rispose: “Quello è il giorno in cui sono nato.” Deduciamo quindi che egli celebrava e dedicava una particolare attenzione al giorno della sua nascita, non soltanto una volta all’anno bensì almeno cinquanta volte l’anno. Apprendiamo anche dal Messaggero di Dio, pace su di lui, che suo zio Abu Lahab, promesso all’inferno nel Corano, beneficia di un alleggerimento della pena ogni lunedì, giorno in cui mostrò la sua gioia per la nascita del nipote Muhammad liberando la sua schiava “Tuwaiba” che venne ad annunciargli la buona novella. Inoltre apprendiamo dalla vita del Profeta, pace su di lui, che egli ha celebrato il giorno della salvezza di suo fratello il Profeta Mosè, che la comunità ebraica di Medina celebrava il decimo del mese lunare di Muharram.

Questi non sono che alcuni argomenti che, lontano dal divinizzare la figura del Messaggero di Dio, devono consentirci di dare libero sfogo alla gioia e all’amore in questa lieta occasione, di irrigare i nostri cuori con il suo soave ricordo e l’invocazione della pace e della preghiera di Dio su di lui.

D’altronde, come non celebrare la sua nascita se tutta la creazione ha celebrato questo importante avvenimento, si narra che sua madre Amina vide una luce che sortiva dal proprio corpo assieme a lui, nello stesso momento la madre di ‘Utman ibn Abi al-’As vide le stelle farsi vicine e una luce sorgere così luminosa che non poté distinguere più nulla. Safā, madre di ‘Abd al-Rahmān ibn ‘Awf, rammentò che al momento del parto, quando il bambino le venne tra le mani, udì una voce che diceva: «Iddio abbia misericordia di te»; poi l’intero orizzonte, da Oriente a Occidente, le si illuminò. E queste non sono che alcune meraviglie narrate da fonti autentiche sugli avvenimenti che accompagnarono la sua venuta al mondo, pace e benedizione di Dio siano su di lui.

Cieca sarà la nostra percezione se questo lieto avvenimento non suscitasse alcuna gioia e alcuna emozione nei nostri cuori!

La nostra relazione con il Profeta di Dio, lungi dall’essere una pura relazione intellettuale, razionale, deve essere innanzitutto spirituale, basata sull’amore, il seguito e l’obbedienza a questo illustre essere eletto da Dio e inviato da Lui come misericordia per tutta l’umanità.

“Dì, se amate veramente Dio, seguitemi e di Dio vi amerà e vi rimetterà i vostri peccati.”

Amare il Profeta, pace su di lui, più anche di se stessi è un segno di completamento della fede, è ciò che fa assaporare la dolcezza della fede, passando da una “fede” che recitiamo a una fede che gustiamo e viviamo! Il benamato Profeta, pace su di lui, ci informa che “Tre cose fanno assaporare la dolcezza della fede: amare Dio e il Suo Profeta più di ogni altra cosa, amare il proprio fratello unicamente per l’amore di Dio e disprezzare di ritornare nella negazione come si disprezza di cadere nel fuoco.”

I compagni, che erano consapevoli che le loro azioni da sole non avrebbero mai potuto farli giungere al livello dell’amato Profeta in modo da poterlo accompagnare anche nel Paradiso, sono stati molto felici nell’apprendere che “la via dell’amore” potrà assicurare loro questa inestimabile compagnia. Un uomo chiese al Profeta: “Quand’è l’Ora?” “Che cosa hai preparato per essa.” Disse il Profeta “Nulla al di fuori del mio amore per Dio e per il Suo Messaggero.” Il Profeta rispose: “Allora sarai con la persona che ami.” Nel riferire questo Hadith, il compagno Anass aggiunse: “Non siamo mai stati così felici come quando sentimmo il Profeta dire: Sarei con la persona che ami. E io amo il Profeta, Abu Bakr e Omar e spero di essere con loro per ragione del mio amore per loro anche se non ho operato tanto quanto loro.”

Il dono della sua nascita per noi oggi non è meno promettente di quanto lo era per i suoi diretti compagni. Dice il Profeta, pace su di lui: “Tra coloro che mi amano di più nella mia comunità, ci sono persone che vengono dopo di me, e che sono pronti a lasciare le loro famiglie e i loro beni per me.” Queste persone sono chiamate “Fratelli” dal Profeta in altri detti, e si accostano ai compagni quanto all’elezione e al beneficio divino: “I precursori tra gli immigrati e gli Ausiliari e coloro che li hanno seguiti nella via dell’eccellenza sono compiaciuti da Dio e loro si sono compiaciuti di Lui.”

In conclusione possiamo dire che celebrare la nascita del Profeta è un atto di profonda spiritualità, un atto che contribuisce a preservare la nostra identità spirituale, e ci consente di legare le prossime generazioni con colui che deve essere il loro modello e la loro fonte di ispirazione primaria. Celebrare la sua nascita è divenuta, soprattutto per noi musulmani d’Occidente, un dovere culturale e una necessità spirituale imprescindibile per la trasmissione degli insegnamenti della nostra fede.

Che la preghiera, la pace e la benedizione di Dio siano sul Messaggero Muhammad, i suoi famigliari, i suoi compagni e i suoi fratelli.

Imam Abdessalam Yassine, uomo di educazione e di sapienza

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Tra pochi giorni, il 13 dicembre, ricorre il secondo anniversario della scomparsa dell’imam Abdessalam Yassine. In quest’occasione vorremo porre l’accento su alcuni elementi nella figura dell’imam, nel suo pensiero e nella sua opera.

L’imam Abdessalam Yassine nasce nel 1928 a Marrakech (Marocco), pedagogo di professione, oltre a essere un autorevole sapiente islamico, è un acuto studioso della filosofia e delle scienze moderne.

L’Imam è stato un rinnovatore e riformatore alla stregua dei grandi della storia, è considerato da attenti osservatori uno dei più illustri teorici del movimento della rinascita islamica, ed è il fondatore della scuola della Via/Metodo Profetico [Madrassat al Minhâj an-Nabawi], una scuola di rinnovamento e di rilettura dei riferimenti scritturali, che attinge principalmente dai Testi di riferimento dell’Islam, il nobile Corano e la Tradizione del Profeta, pace su di lui, con uno sguardo nuovo e per un contesto nuovo, il cui scopo è ricostruire la personalità islamica e la Umma, la Comunità di fede islamica, portatrice del Messaggio di giustizia, di pace e di amore per l’umanità.

Il suo pensiero è elaborato in dettaglio nella sua fitta bibliografia: più di trenta libri, centinaia di conferenze, articoli e lettere. Libri come Al-Minhaj An-Nabawi [Il Metodo Profetico], Al-Ihssan [L’Eccellenza spirituale], Al-‘Adl [La Giustizia] oppure Tanwir Al-Muminat [L’illuminazione delle credenti] e molti altri espongono un autentico e concreto metodo di educazione, formazione e organizzazione. L’obiettivo ultimo che egli delinea per la Comunità di fede musulmana, la depositaria dell’Ultimo Messaggio divino agli uomini, è la testimonianza al mondo intero del valore di questo Messaggio: “Messaggio di pace per un mondo violento, Messaggio di senso per un mondo disorientato, Messaggio spirituale per l’uomo moderno malato della propria modernità,…” [dal libro “Islam e Modernità”].

La finalità del Minhaj An-Nabawi è l’implementazione della giustizia nella società e della spiritualità nei cuori dei suoi cittadini, Al-’Adl wa_l’Ihssan [giustizia e spiritualità], pace con il creato e con il Creatore, integrità e rettitudine morale, giustizia sociale e prosperità universale, una vita dignitosa per tutti gli uomini, fratelli e sorelle nella fede e/o nell’umanità.

L’imam è inoltre e anzitutto una Guida spirituale amata e stimata, nella cui compagnia miriadi di fedeli in tutto il mondo hanno potuto intraprendere il cammino [suluk] che conduce a Dio Altissimo secondo la tradizione del nobile Profeta, pace su di lui.

Nella visione dell’imam Yassine l’Islam non è una prerogativa degli arabi e il suo Messaggio deve essere trasmesso in maniera opportuna, mite e pacifica. Secondo l’imam le musulmane e i musulmani, per realizzare il cambiamento voluto nella società dovrebbero cominciare da loro stessi, purificando i loro cuori e il loro ego dalle cattive tentazioni e dai malvagi propositi, prendendo ispirazione dal modello perfetto del Profeta Muhammad, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, modello di misericordia e di eccellente spiritualità.

L’Imam Yassine è stato definito anche il Ghandi dell’Islam, per l’estesa teorizzazione che ha proposto nella sua opera al concetto della nonviolenza e per l’eccellente esempio che ne ha dato in prima persona. Scrive in uno dei suoi primi libri nel lontano 1971: “Ci rifugiamo in Dio dal vizio della violenza, che è una caratteristica dell’ignoranza di Dio. Non faremo mai appello alla violenza poiché l’islam non si è imposto con la violenza e non lo farà mai.” E in occasione di un convegno organizzato negli Stati Uniti nel 2005, l’imam ebbe a dire: “Il nostro Profeta non è stato inviato che come misericordia per tutte le creature. Quindi siate misericordiosi, non cedete alla violenza e invitate la gente a Dio con dolcezza e amore: amore per l’umanità, dolcezza per l’umanità, misericordia per l’umanità. Che Dio ci salvi da coloro che uccidono, bruciano, si fanno esplodere e spargono sangue innocente.”

 

Il Nuovo Anno e il Ricordo della Hijra

Hijra1

Tra pochi giorni celebreremo l’arrivo di un nuovo anno del calendario hijri (islamico)1. Il calendario è composto di dodici mesi lunari2, l’inizio e la fine dei quali sono stabiliti dall’avvistamento o meno di una sottile falce di luna nel cielo occidentale dopo il tramonto del 29° giorno. Il giorno zero del calendario musulmano corrisponde al giorno (approssimativamente nel luglio 622 d.C.) in cui il Messaggero Muhammad, pace su di lui, intraprese l’Emigrazione (al-Hijra) dalla sua terra natia Makkah, verso la città di Yatrib , che da quel momento avrebbe preso il nome di Al-Madina, ovvero la Città3.

 

Rievochiamo in questo articolo alcuni avvenimenti importanti che precedettero e prepararono il grande evento della Hijra, evento cruciale questo nella storia dell’Islam e dell’intera umanità. In particolare rievocheremo i sacrifici che il Profeta, pace su di lui, e i suoi compagni, fecero per testimoniare il Messaggio di Dio: Messaggio di fede e di riconoscimento dell’Unico Dio, di spiritualità e di eccellenza, di giustizia e di misericordia per l’intera umanità, è detto appunto nel sublime Corano: “Non Ti inviammo [O Muhammad] se non in quanto misericordia per il Creato.” La missione del Profeta, e di conseguenza di tutti coloro che seguono la sua Via, era, ed è, la promozione della misericordia sulla terra. Il Messaggio dell’Islam è destinato a trasformare nel profondo i cuori e le menti, un compito questo non di poco conto, non fu facile trasformare una comunità, come quella della Mecca di allora, che adorava idoli di pietra e terracotta, governata da barbari costumi e sottomessa unicamente alle sue passioni, trasformarla in una comunità che adora l’unico Dio e che promuove le più nobili virtù morali.

Il Profeta, su di lui la pace, all’inizio della sua missione si riuniva in segreto con i suoi compagni nella casa di al-Arqam, in queste riunioni egli recitava loro i versi del Corano e insegnava loro i principi e i precetti della fede. Quando si diffuse la notizia dell’adesione di questi all’islam, essi subirono, soprattutto i più diseredati di loro, le più atroci torture per mano dei notabili della Mecca, compagni come Bilal, Sohaib, Khabbab e molti altri vennero sottoposti a feroci tormenti, alcuni di loro persero la vita sotto il supplizio, come la famiglia di Yasser, di cui si salvò soltanto il figlio ‘Ammar.

Vista la tenace resistenza e l’irriducibilità dei nobili compagni, i notabili della Mecca aggiunsero alla tortura l’arma del boicottaggio, misero quindi al bando i musulmani, nessuno poteva più vendere o comprare da loro, o stabilire con loro alcun tipo di rapporto economico o sociale. Per meglio resistere a questa ennesima oppressione i musulmani si raccolsero insieme nella valle di Abi Talib, dove soffrirono la fame e la privazione arrivando a mangiare le foglie delle piante, non giungeva loro che poco cibo contrabbandato nell’oscurità della notte.

In queste terribili condizioni di restrizione fu sempre più difficile per il Profeta e i suoi compagni trasmettere e testimoniare il Messaggio alla gente, fu così che alcuni musulmani furono autorizzati dal Messaggero di Dio, a emigrare verso l’Abissinia per sfuggire alla morsa della persecuzione.

Il Profeta, su di lui la pace, nonostante tutto continuò la ricerca di altri sbocchi per la sua predicazione anche al di fuori della Mecca, andò nella città di Taif per chiedere ospitalità e asilo, ma anche qui fu respinto dai notabili della città i quali aizzarono contro di lui la folla che tentò di lapidarlo. Tornato alla Mecca, il Messaggero, pace su di lui, cominciò ad annunciare l’Islam alle delegazioni che venivano per pellegrinaggio e commercio, tra questi ci fu la delegazione della città di Yatrib, la quale accolse positivamente il suo annuncio e acconsentì a ospitare il Profeta e i musulmani nella loro città. Fu così che Yatrib divenne terra di rifugio e di asilo per ogni musulmano perseguitato per la sua fede.

I notabili della Mecca, constatando il fallimento dei loro stratagemmi per arrestare la diffusione dell’Islam, decisero di tentare la mossa definitiva, ovvero l’uccisione del Messaggero di Dio, su di lui la pace. Il Corano descrive i loro disegni in questo modo: “[e ricorda] quando i miscredenti tramavano contro di te per imprigionarti, ucciderti o esiliarti. Essi tramavano intrighi e Dio tesseva strategie, e Dio è il migliore degli strateghi.”

Arrivò pertanto l’autorizzazione e l’ordine divino al Suo Messaggero di emigrare a Yatrib, in compagnia del fidato compagno Abu Bakr as-Seddiq intraprese il lungo e faticoso viaggio tallonato dai notabili della Mecca che misero una sostanziosa taglia sulla sua testa.

Arrivato a Yatrib, ricevette un caloroso e festoso benvenuto degli abitanti della città, che lo accolsero con il celebre canto “Tala’a albadru ‘alaina,..” (Su di noi è comparsa la luna piena..).

A distanza di 1436 anni da quel viaggio il ricordo e l’esempio del sacrificio, della resistenza e della tenacia del Profeta e dei suoi compagni restano vivi nel cuore e nella mente di ogni musulmano sulla terra.

Che l’Altissimo accordi la sua pace e la sua preghiera al Messaggero Muhammad, alla sua nobile famiglia e ai suoi valorosi compagni!

 

 

Note:

  1. Il calendario hijri è il calendario ufficiale in molti paesi musulmani, altri invece usano il calendario gregoriano per scopi civili e utilizzano il calendario hijri soltanto per gli scopi religiosi.
  2. I 12 mesi del calendario hijri sono: Muharram, Safar, Rabi ‘al-Awwal, Rabi ‘al-Thaani, Jumada al-Ula (noto anche come Jumada al-Awwal), Jumada al-Ukhra (noto anche come Jumada al-Thaani), Rajab, Sha’ban, Ramadan, Shawwal, Dhu al-Qi’dah, Dhu al-Hijjah, Questi mesi sono di 29 o 30 giorni.
  3. Questo calendario è stato introdotto dal nobile compagno e successore del Profeta, Umar ibn al-Khattab, durante la sua guida alla Comunità, nel 638 d.C. circa, dopo una consultazione con i nobili compagni convennero che il punto di riferimento più appropriato per un calendario islamico fosse l’evento del Hijra, dato che fu il punto di svolta cruciale per l’intera Comunità musulmana, dopo l’emigrazione a Medina, i musulmani hanno potuto organizzare e istituire la prima vera “Comunità/Umma” musulmana socialmente, politicamente ed economicamente indipendente, basata sui principi e i valori dell’Islam.

 

 

 

Il senso della Festa del Sacrificio

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Eid-ul-Adha, la Festa del Sacrificio, oltre ad essere il culmine dei 10 giorni benedetti del mese di Dhu-lhijja, e quindi del pellegrinaggio (hajj), in essa si celebra il sacrificio monumentale che era disposto a compiere il nostro padre Abramo, pace su di lui, a cui Dio aveva ordinato di sacrificare il suo amato figlio, Ismaele, come prova di sottomissione a Lui. Abramo informò il figlio Ismaele dell’ordine ricevuto, ed entrambi, pace su di loro, obbedirono alla volontà del Signore Altissimo. Tuttavia, Dio nella Sua infinita misericordia, proprio al momento del sacrificio sostituì Ismaele con un ariete.

Il sacrificio fatto da Abramo è ricordato in tutte le tre religioni monoteiste, anche se non è celebrato da ebrei e cristiani nello stesso modo dell’Islam. L’atto di obbedienza di Abramo è commemorato da tutti i musulmani nel mondo con il sacrificio, il decimo giorno di dhu-l-hijja, di un animale, un agnello, una pecora, una vacca, o una capra, la cui carne viene in parte mangiata e in buona parte distribuita ai parenti, ai vicini di casa, e ai poveri. In alcune parti del mondo dove i musulmani non riescono a sacrificare personalmente un animale, essi donano soldi alle organizzazioni di beneficenza, che sacrificano l’animale per loro conto e distribuiscono la carne ai poveri. In linea con la seguente ingiunzione del Corano (22:27) “… e invocare il nome di Dio sul bestiame che abbiamo previsto per loro nei giorni designati, Mangiatene voi stessi e datene al bisognoso e al povero.”

I festeggiamenti dell’Eid iniziano la mattina presto, tutti i musulmani, uomini e donne, anziani, giovani e bambini, vestiti con i loro migliori abiti prendono parte alla preghiera congregazionale e ascoltano il sermone dell’Eid. Al termine della preghiera si salutano augurandosi una benedetta festa “Eid Mubarak”. In seguito si visitano le case dei parenti e degli amici, partecipando a deliziosi banchetti e scambiandosi doni.

La festa e la gioia si protraggono per i tre giorni seguenti, chiamati i giorni del Tashriq, in tutti questi giorni è fatto esplicito divieto di digiunare, “sono giorni di cibo, bevanda e ricordo di Dio” come disse il Messaggero di Dio, pace su di lui. Giorni in cui ci è chiesto di mostrare la gioia, di condividerla con i nostri prossimi, di bere, di mangiare ma anche e soprattutto di ricordare, ricordare Abramo e il suo immenso amore per Dio, ricordare Hajar (moglie di Abramo e madre di Ismaele) e la sua incrollabile fede nell’Unico, ricordare Ismaele e il suo eterno esempio di obbedienza al comando divino. Questo è il vero senso della festa, ricordare con la mente e rivivere con il cuore le gesta di questi uomini e donne che Dio ha voluto siano esempi per l’umanità intera.

Che l’Altissimo ci consenta di trarre il maggior profitto da questi giorni benedetti, e accetti le nostre buone azioni!

Al-Hajj, il Viaggio della Vita

Hajj

In questi giorni milioni di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo convergono su Makkah per ripercorrere le orme di milioni di altri che prima di loro hanno compiuto il viaggio spirituale verso la valle di Makkah sin dal tempo di Abramo.

“E chiama le genti all’Hajj; verranno a te a piedi e su cammelli slanciati da ogni remota contrada.” (Corano: 22-27) Con queste parole rivelate ad Abramo, pace su di lui, il Creatore Altissimo ordinò al Suo Messaggero di inaugurare il culto del pellegrinaggio alla Mecca, la città che ospita la Ka’ba, la prima Casa costruita per adorare il Signore, edificata da Adamo e ricostruita da Abramo e Ismaele, pace su tutti loro.

La Rivelazione divina insegna che gli essere umani sono più che semplici creature fisiche, possiedono un’essenza che va al di là della realtà materiale, l’Hajj, nella tradizione islamica, è il viaggio spirituale alla ricerca di tale essenza fondamentale.

Al-Hajj significa letteralmente, “lottare continuamente per raggiungere il proprio obiettivo”, è l’ultimo dei cinque pilastri dell’Islam (gli altri sono la professione di fede in un solo Dio, le cinque preghiere quotidiane, l’elemosina obbligatoria, e il digiuno durante il mese di Ramadan). Il pellegrinaggio è un obbligo, da assolvere una volta nella vita, per tutti coloro che hanno la capacità fisica e finanziaria di intraprendere il viaggio.

n4hr_13477697834Al-Hajj è principalmente una rievocazione dei riti dei grandi Profeti e maestri di fede: I pellegrini rivivono simbolicamente
l’esperienza dell’esilio e dell’espiazione subita da Adamo ed Eva dopo che espulsi dal Paradiso, vagando sulla terra, si sono incontrati di nuovo nella valle della Mecca dove hanno invocato il perdono del Signore; ripercorrono inoltre le orme frenetiche della moglie di Abramo, Agar, mentre correva tra le collinette di Safa e Marwa alla ricerca di acqua per il suo neonato assetato (che Dio ha esaudito con il pozzo di Zam Zam); infine, essi commemorano la disponibilità di Abramo a sacrificare l’amato figlio per amore di Dio Onnipotente.

Mideast Saudi Arabia HajjI riti principali che costituiscono il quadro di questa profonda esperienza spirituale sono: Il Tawaf, circombulazione attorno alla Ka’ba; Sa’y, cammino tra le due collinette di Safa e Marwa; Sosta e invocazione di Dio sul monte Arafat e Lapidazione dei pilastri che simboleggiano Satana a Minà. Ciascuno di questi atti è un passo nel faticoso cammino del pellegrino verso la purificazione spirituale, una volta eseguiti questi riti nel modo prescritto con la massima presenza del cuore e umiltà di fronte al Signore, tutti i peccati del pellegrino sono rimessi. Il rituale finale che i pellegrini dovranno eseguire è il sacrificio di un animale, il giorno della Festa.

Il frutto maggiore dell’Hajj è la profonda trasformazione etica e spirituale, che trasforma il pellegrino in una persona migliore in se stessa, con gli altri e con il proprio Signore. Se un tale cambiamento interiore non si dovesse verificare, allora l’Hajj sarà stato soltanto un mero esercizio fisico e materiale privo della sua essenza spirituale.

Il risultato di un Hajj di successo è una ricca pace interiore, che si manifesta esteriormente in una maggiore adesione ai valori di giustizia, sincerità, generosità, perdono, misericordia ed empatia. Ed è di questi valori – tutti attributi di Dio onnipotente – che abbiamo bisogno tutti noi per costruire un mondo migliore.

Lezioni universali dall’Hajj

Al-Hajj è una pratica intrisa di lezioni e d’insegnamenti spirituali universali. Il fatto che milioni di persone trascendono qualsiasi barriera geografica, linguistica, culturale, etnica, di colore, economica e sociale e convergono all’unisono sulla Mecca, testimonia l’universalità del Hajj, che celebra la diversità della nostra comune umanità, i pellegrini tornano a casa arricchiti da questa visione più pluralistica e globale.

Malcolm-XUno dei più celebri occidentali che ha intrapreso il viaggio del Hajj è il leader afro-americano dei diritti civili El-Hajj Malik El-Shahbaz, più comunemente noto come Malcolm X. L’uomo che ha profondamente rivalutato le sue precedenti convinzioni durante l’Hajj rompendo con il movimento nazionalista nero della Nation of Islam. Egli disse: “C’erano decine di migliaia di pellegrini, di tutto il mondo. Vi era gente d’ogni colore, dai biondi con occhi azzurri agli africani neri. Ma tutti partecipavamo allo stesso rituale, mostrando uno spirito di unità e di fratellanza che la mia esperienza in America mi aveva portato a credere  non potesse mai esistere fra bianchi e non bianchi.” Malcolm X fu così colpito da ciò che ha visto, che, nelle lettere ad amici e parenti, ha scritto, “L’America ha bisogno di comprendere l’Islam, perché questa è l’unica religione che estirpa dalla società il problema della razza.”

Un altro insegnamento fondamentale del Hajj riguarda lo status della donna nell’Islam. Un sapiente musulmano ebbe a chiedere retoricamente: “Dopo aver reso omaggio alle due donne Eva e Agar nei riti del pellegrinaggio, come possono alcuni musulmani violare ancora i diritti e la dignità delle donne in nome dell’Islam? Non è questa una contraddizione?”

Il mare bianco di uomini e donne fianco a fianco nell’esecuzione del Tawaf attorno alla Ka’ba dovrebbe far tacere qualsiasi pretesa che l’Islam – al contrario di alcuni musulmani – svilisce la donna.

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Eid-ul-Fitr, la festa della gioia

Cop Eid sito

“Il digiunante prova due momenti di gioia: quando rompe il suo digiuno gioisce e quando incontra il suo Signore gioisce per (la ricompensa de) il suo digiuno.” disse il Messaggero di Dio, pace su di lui.

Eid-ul-Fitr (Festa delle rottura del digiuno) segna da un lato, la fine del mese di Ramadan e con esso la prescrizione del digiuno, dall’altro, segna l’inizio del mese di Shawwal (il decimo del calendario Hijri).

La parola «’Eid» nella lingua araba implica il senso del ritorno, il ritorno dei benefici e della felicità, la felicità di aver portato a termine un compito importante.

In questo giorno, la gioia e la felicità si fanno largo sui volti dei digiunatori, felici di essere riusciti, con l’aiuto di Dio, a digiunare le giornate del santo mese e a vegliare in preghiera le sue notti.

L’Eid è il giorno del ringraziamento di Dio per le Sue benedizioni e per la Sua ricompensa; è il giorno dell’assoluzione dai peccati e dell’affrancamento dalle tenebre dell’Inferno.

L’Eid, è il giorno dell’unità, della solidarietà e della condivisone, prima della preghiera comunitaria che riunisce tutti i musulmani di una città, ogni musulmano contribuisce con Zakat-ul-Fitr a favore dei poveri della comunità, con lo scopo di purificare il suo digiuno e far sì che tutti i membri della comunità possano prendere parte alla festa e alla gioia dell’Eid.

L’Eid è un’occasione per rinnovare i legami di parentela con i propri cari, è il giorno di visita tra le famiglie, di rinnovamento dei legami di fratellanza e di amicizia. È il giorno delle anime pure e nobili che dimenticano i loro rancori e si riuniscono attorno al tavolo della fede e della purezza.

Eid-ul-Fitr è anche la festa e l’allegria dei bambini, che indossano i loro vestiti nuovi e ricevono i doni dai genitori e dai parenti.

L’Islam, durante il giorno dell’Eid, ha autorizzato, anzi ha raccomandato, di manifestare la propria gioia, di godere dei piaceri della vita, di riposarsi e di distrarsi. Tuttavia senza valicare i limiti, lasciandosi andare al punto da permettersi ciò che Dio ha proibito, e disfare in un istante di negligenza lo sforzo di un intero mese di adorazione e di spiritualità. Dice l’Altissimo: “O fedeli! Obbedite a Dio e obbedite al Profeta e non rendete vane le vostre opere.”

Per concludere, l’Eid segna il completamento del mese di Ramadan e offre ad ogni musulmano la sensazione di felicità e di gioia e di una rinnovata energia per affrontare il resto dell’anno con fede e determinazione.

 

Eid Mubarak – Buona festa!

 

 

L’ultima decade di Ramadan: la notte del destino e il ritiro spirituale

Dieci giorni

Tutto il mese di Ramadan è un’immensa grazia con cui Dio ci ha colmati, i suoi ultimi dieci giorni in modo particolare. Come ci informa il Profeta, pace su di lui, in un lungo Hadith, narrato dal compagno Salman, Ramadan è il mese il cui inizio è misericordia, la cui metà è assoluzione e il cui termine è salvezza dall’inferno.

Ci apprestiamo in questi giorni ad entrare nella volata finale di questo eccellente viaggio spirituale, nel periodo più intenso in adorazione e ricco in spiritualità e ricompensa; il periodo che include “la notte del Destino”, la notte in cui Dio fece discendere il Suo Messaggio sul Suo eletto Muhammad, pace su di lui:

Dice l’Altissimo nella sura al-Qadr (il destino, appunto): “Invero lo abbiamo fatto scendere (il Corano) nella Notte del Destino. E chi potrà farti comprendere cos’è la Notte del Destino? La Notte del Destino è migliore di mille mesi. In essa discendono gli angeli e lo Spirito, con il permesso del loro Signore, per [fissare] ogni decreto. È pace, fino al levarsi dell’alba.”

L’adorazione durante questa notte supera quella di mille mesi (= 83 anni e 4 mesi), il Misericordioso, non dice che è come mille mesi, ma che è meglio di mille mesi. e Il Messaggero di Dio, pace su di lui, ci assicura: “Chiunque preghi durante la notte del destino con fede e speranza nella ricompensa otterrà il perdono dei suoi peccati precedenti.”

Il Profeta, pace su di lui, non era a conoscenza dell’esatto giorno della notte del destino, secondo Aisha il Messaggero di Dio disse: “Ricercate la notte del destino tra le notti dispari degli ultimi dieci giorni di Ramadan.” (*) È quindi biasimevole che molti musulmani trascorrano in preghiera soltanto la vigilia del ventisettesimo giorno di Ramadan, ignorando il fatto che laylat-ul-qadr possa essere in un’altra notte dell’ultima decade.

 

Al-I’tikaf – Il ritiro spirituale di Ramdan

Al-Bukhari e Muslim narrano che Aisha, Che Dio sia soddisfatto di lei, disse: “Quando gli ultimi dieci giorni di Ramadan cominciavano, il Profeta, pace su di Lui, “stringeva la sua cinghia” (astenendosi dai rapporti intimi o preparandosi intensamente), vegliava le sue notti (per pregare e invocare Dio) e svegliava i membri della sua famiglia”.

Così il Profeta viveva le ultime notti del mese più sacro dell’anno. Digiunava il giorno e trascorreva la notte nell’adorazione del Signore, in più praticava l’i’tikaf (**), il ritiro in moschea, in modo che nulla potesse distrarlo da questi momenti di intensa adorazione. Si chiudeva in una piccola tenda all’interno della moschea, per dedicarsi all’adorazione, all’invocazione e al Ricordo del suo Creatore, l’Altissimo.

Il Profeta, modello perfetto di spiritualità, viveva costantemente nella presenza di Dio e non aveva bisogno di ritirarsi dal mondo per essere con Dio. Questo impegno da parte sua era un modo per sollecitare e insegnare a noi l’importanza di questi momenti di guarigione nella nostra ricerca di Dio. Al centro della nostra società accentrata sulla vita terrena e sui beni materiali, abbiamo bisogno di rompere con le nostre abitudini e rivedere il corso della nostra vita. Ritirarsi qualche giorno per concentrare il proprio sguardo su di sé e guadagnare in lucidità riguardo alle proprie mancanze. In effetti, per quanto l’essere umano sia illuminato sui difetti altrui, egli è cieco riguardo alle proprie mancanze. Questa cecità è ulteriormente rafforzata dalla frenesia del mondo e dall’agitazione degli uomini.

L’incoscienza, l’ego, il peso della vita di quaggiù nei cuori, sono dei veli che ci impediscono di vedere in faccia le nostre realtà interiori e ci tengono prigionieri di preoccupazioni superflue. Il ritiro “l’I’tikaf” offre il mezzo per ritirarsi dal mondo per qualche giorno e avere del tempo privilegiato per occuparsi di sé stessi e vivere nella presenza di Dio. L’I’tikaf mette insieme la sacralità dello spazio, la casa di Dio, e quella del tempo, gli ultimi dieci giorni di Ramadan.

Il ritiro offre alle anime assetate, un momento di quiete, di meditazione, di preghiera, di ricordo, esso è un’occasione per tornare a Dio, per fare pentimento, per esporre i propri bisogni, per invocare Dio, per riformarsi.

Il ritiro è un’esperienza unica che si vive e si gusta e che difficilmente potrebbe essere descritta. Soltanto coloro che lo hanno osservato almeno una volta nella vita sapranno la gioia, la serenità e la quiete che li hanno pervasi e accompagnati lungo quei momenti di ritiro.

L’invito quindi in questi ultimi giorni del benedetto mese è di moltiplicare gli sforzi, nella preghiera, nella lettura del Corano, nella generosità, nel ritiro in moschea per chi potesse, e in ogni opera di bene.

“Allahumma innaka ‘afowun karimun tuhibbo al’afwa fa’fu ‘anni. – O Signore, Tu sei Indulgente e Generoso e ami il perdono, perdonaci!” questa era l’invocazione del Messaggero di Dio in questi ultimi giorni di Ramadan.

 

Note:

* Per i musulmani la notte precede il giorno.

** Il verbo arabo “‘akafa” significa: applicarsi con assiduità su qualche cosa.

 

 

 

 

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