
Tutto il mese di Ramadan è un’immensa grazia con cui Dio ci ha colmati, i suoi ultimi dieci giorni in modo particolare. Come ci informa il Profeta, pace su di lui, in un lungo Hadith, narrato dal compagno Salman, Ramadan è il mese il cui inizio è misericordia, la cui metà è assoluzione e il cui termine è salvezza dall’inferno.
Ci apprestiamo in questi giorni ad entrare nella volata finale di questo eccellente viaggio spirituale, nel periodo più intenso in adorazione e ricco in spiritualità e ricompensa; il periodo che include “la notte del Destino”, la notte in cui Dio fece discendere il Suo Messaggio sul Suo eletto Muhammad, pace su di lui:
Dice l’Altissimo nella sura al-Qadr (il destino, appunto): “Invero lo abbiamo fatto scendere (il Corano) nella Notte del Destino. E chi potrà farti comprendere cos’è la Notte del Destino? La Notte del Destino è migliore di mille mesi. In essa discendono gli angeli e lo Spirito, con il permesso del loro Signore, per [fissare] ogni decreto. È pace, fino al levarsi dell’alba.”
L’adorazione durante questa notte supera quella di mille mesi (= 83 anni e 4 mesi), il Misericordioso, non dice che è come mille mesi, ma che è meglio di mille mesi. e Il Messaggero di Dio, pace su di lui, ci assicura: “Chiunque preghi durante la notte del destino con fede e speranza nella ricompensa otterrà il perdono dei suoi peccati precedenti.”
Il Profeta, pace su di lui, non era a conoscenza dell’esatto giorno della notte del destino, secondo Aisha il Messaggero di Dio disse: “Ricercate la notte del destino tra le notti dispari degli ultimi dieci giorni di Ramadan.” (*) È quindi biasimevole che molti musulmani trascorrano in preghiera soltanto la vigilia del ventisettesimo giorno di Ramadan, ignorando il fatto che laylat-ul-qadr possa essere in un’altra notte dell’ultima decade.
Al-I’tikaf – Il ritiro spirituale di Ramdan
Al-Bukhari e Muslim narrano che Aisha, Che Dio sia soddisfatto di lei, disse: “Quando gli ultimi dieci giorni di Ramadan cominciavano, il Profeta, pace su di Lui, “stringeva la sua cinghia” (astenendosi dai rapporti intimi o preparandosi intensamente), vegliava le sue notti (per pregare e invocare Dio) e svegliava i membri della sua famiglia”.
Così il Profeta viveva le ultime notti del mese più sacro dell’anno. Digiunava il giorno e trascorreva la notte nell’adorazione del Signore, in più praticava l’i’tikaf (**), il ritiro in moschea, in modo che nulla potesse distrarlo da questi momenti di intensa adorazione. Si chiudeva in una piccola tenda all’interno della moschea, per dedicarsi all’adorazione, all’invocazione e al Ricordo del suo Creatore, l’Altissimo.
Il Profeta, modello perfetto di spiritualità, viveva costantemente nella presenza di Dio e non aveva bisogno di ritirarsi dal mondo per essere con Dio. Questo impegno da parte sua era un modo per sollecitare e insegnare a noi l’importanza di questi momenti di guarigione nella nostra ricerca di Dio. Al centro della nostra società accentrata sulla vita terrena e sui beni materiali, abbiamo bisogno di rompere con le nostre abitudini e rivedere il corso della nostra vita. Ritirarsi qualche giorno per concentrare il proprio sguardo su di sé e guadagnare in lucidità riguardo alle proprie mancanze. In effetti, per quanto l’essere umano sia illuminato sui difetti altrui, egli è cieco riguardo alle proprie mancanze. Questa cecità è ulteriormente rafforzata dalla frenesia del mondo e dall’agitazione degli uomini.
L’incoscienza, l’ego, il peso della vita di quaggiù nei cuori, sono dei veli che ci impediscono di vedere in faccia le nostre realtà interiori e ci tengono prigionieri di preoccupazioni superflue. Il ritiro “l’I’tikaf” offre il mezzo per ritirarsi dal mondo per qualche giorno e avere del tempo privilegiato per occuparsi di sé stessi e vivere nella presenza di Dio. L’I’tikaf mette insieme la sacralità dello spazio, la casa di Dio, e quella del tempo, gli ultimi dieci giorni di Ramadan.
Il ritiro offre alle anime assetate, un momento di quiete, di meditazione, di preghiera, di ricordo, esso è un’occasione per tornare a Dio, per fare pentimento, per esporre i propri bisogni, per invocare Dio, per riformarsi.
Il ritiro è un’esperienza unica che si vive e si gusta e che difficilmente potrebbe essere descritta. Soltanto coloro che lo hanno osservato almeno una volta nella vita sapranno la gioia, la serenità e la quiete che li hanno pervasi e accompagnati lungo quei momenti di ritiro.
L’invito quindi in questi ultimi giorni del benedetto mese è di moltiplicare gli sforzi, nella preghiera, nella lettura del Corano, nella generosità, nel ritiro in moschea per chi potesse, e in ogni opera di bene.
“Allahumma innaka ‘afowun karimun tuhibbo al’afwa fa’fu ‘anni. – O Signore, Tu sei Indulgente e Generoso e ami il perdono, perdonaci!” questa era l’invocazione del Messaggero di Dio in questi ultimi giorni di Ramadan.
Note:
* Per i musulmani la notte precede il giorno.
** Il verbo arabo “‘akafa” significa: applicarsi con assiduità su qualche cosa.