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Il Ritiro spirituale, la spiritualità al centro della vita

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Negli scorsi giorni PSM ha tenuto il suo annuale Ritiro spirituale (Ribat) nazionale, che costituisce una tappa fondamentale nelle sue attività di educazione e purificazione spirituale rivolte ai suoi aderenti.

Lo scopo principale di quest’attività è di tagliare con le abitudini mondane di tutti i giorni e consacrare tutto il proprio essere e il proprio tempo a invocare l’Altissimo, a recitare, meditare e memorizzare la Sua sublime Parola e a bussare instancabilmente alla Sua Porta implorando con insistenza il Suo perdono, la Sua guida e la Sua prossimità.

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Il programma del ritiro spirituale ha offerto diversificati momenti di adorazione per beneficiare al massimo del tempo disponibile. Al risveglio nel profondo della notte segue una sessione di “Dhikr” (Ricordo di Dio) ripetendo abbondantemente “La ilaha illa Allah (non c’è divinità all’infuori di Dio)”, questa prima sessione di dhikr, che precede la veglia di preghiera del “witr an-nabawi”, ci preparava a esprimere al Creatore Altissimo nell’intimità della notte il nostro bisogno e la nostra povertà attraverso ad-du’aa (l’invocazione). Prima della preghiera dell’alba, il programma della notte è coronato da una sessione di “istighfar” (implorazione di perdono) giacché non è dato all’uomo di esser irreprensibile. Una volta assolta la preghiera del Fajr, ci si sedeva per la seduta di “Shuruq”, fino al sorgere del sole, invocando la pace sul Messaggero e ripetendo “La ilaha illa Allah”, dopo una breve pausa la mattinata veniva inaugurata con le preghiere supererogatorie di “Duha”. Ampie parti del programma sono state dedicate alla recitazione, all’ascolto, alla meditazione, alla memorizzazione e al ripasso del Corano. Le cinque preghiere della giornata venivano precedute da sedute di Dhikr, d’invocazione della pace sul Profeta (Salat ‘ala Rasuli Allah) per illuminare il cuore e di ripetizione di “La ilaha illa Allah” per riempirlo di amore e di fede, preparandoci ad una preghiera di umiltà e di raccoglimento, realizzando così l‘essenza stessa della preghiera. Il digiuno, che era parte integrante del ritiro spirituale, costituiva lo stato più propizio alla meditazione e alla presenza a Dio, consentendo all’anima resa più leggera di elevarsi spiritualmente.

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Riportiamo di seguito alcune testimonianze di giovani che hanno partecipato in gran numero al Ritiro di quest’anno:

“Durante i primi giorni, la mia “nafs” (ego) ha fatto dei “capricci”, se possiamo dire cosi, in quanto abituata alle distrazioni di tutti i giorni: il lavoro, la famiglia e le cose di questa vita terrena, non avrebbe accettato di essere rinchiusa. Ma con la preghiera, il digiuno, le invocazioni e l’amore contagioso dei fratelli è ritornata alla sua forma vera, cioè quello di bisogno del contatto diretto col suo Creatore! Che Dio ci dia ancora altre occasioni per stare insieme in tanti ma in realtà tutti rinchiusi in un unico cuore.

[Fabrizio]

Un’emozione che vivo particolarmente in questo tipo d’incontri è l’amore (al-mahabba). Vengo ogni volta e non conosco la maggior parte delle persone, però il fatto di condividere momenti ed emozioni intense come Dhikr, la lettura del Corano, la veglia di preghiera .. ci fa sentire più unite attorno ad un unico scopo, e le persone che non conoscevo mi sembra di conoscerle da una vita. MashAllah, l’amore che ci lega è imparagonabile, emozionante e attivo.

[Fatima-Zahra]

DSC00565 È tutto l’anno che aspetto che mi venga comunicata la data del ritiro spirituale, tutto l’anno che mi preparo (spiritualmente) per abbeverarmi da esso, viverlo nella sua profondità. In questo ambiente dominato dal ricordo di Allah, dal Corano, dall’amore in Dio e dalla fratellanza, sento il mio cuore purificarsi, battere forte, bloccarsi qualche volta il respiro, soprattutto quando faccio dhikr o ascolto la recitazione della Parola di Dio Onnipotente.

Oso dire che quando mi trovo nel ribat vivo nel vero profondo senso della parola, in un altro mondo, in un’altra realtà, in un’altra dimensione diversa dai pensieri e dalle azioni mondane. La lode spetta a Dio per averci donato la grazia di fatto vivere questa esperienza edificante dello spirito e del cuore.

[Hudaifa]

Non mi sono mai sentito così a contatto con Dio come in questi giorni. È stata un’esperienza straordinaria perché tutta la giornata era finalizzata a migliorare la nostra relazione con l’Altissimo. In particolare mi sono piaciuti i lunghi momenti di ricordo di Dio (Dhikr), mi piacciono tantissimo poiché normalmente non sono abituato a farlo.

[Ussama] 

Ho passato cinque giorni della mia vita con fratelli da tutta Italia e l’emozione che ho provato nel ricordare Dio e il Suo Messaggero è stata grandissima. In questo ribat viviamo circondati da persone che non vogliono altro che il nostro bene, un bene sincero che non chiede nulla in cambio se non il Volto di Dio e la compagnia del Profeta, su lui la pace. Noi giovani ci siamo sentiti parte di ogni cosa e non estranei, e abbiamo capito la nostra importanza e il nostro valore aggiunto nel progetto di PSM, speriamo di non deludere nessuno.

[Sara]

 

Vedi anche: Il ritiro spirituale, dieci giorni alle porte di Dio

 

Il Senso della Hijra Oggi  

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Viviamo in questi giorni il ricordo della Hijra, l’emigrazione del Profeta e dei suoi compagni dalla Mecca, dove subivano le peggiori ingiustizie per la loro fede, verso Medina. L’evento di al-Hijra ha segnato la nascita della prima comunità musulmana, ed è stato scelto giustamente come inizio del calendario musulmano. Nonostante siano più di quattordici secoli quelli che ci separano da questo episodio storico, gli insegnamenti della Hijra rimangono vivi, attuali e adatti anche alla nostra epoca.

Oltre al senso di emigrazione geografica dalla Mecca a Medina, la parola “Hijra” (solitamente tradotta con “emigrazione, esodo”) ha una ricca semantica che solo una lettura approfondita ci può informare circa le sue portate spirituali, storico-politiche e culturali.

L’emigrazione in quanto mezzo pacifico per sfuggire all’oppressione e vivere la propria fede in un contesto più accogliente, è stata adottata da molti profeti che il Corano ci ha narrato le loro storie, come è il caso dei Profeti Noè, Abramo, Giona o Mosè, su tutti loro la pace divina.

Una percezione completamente diversa della Hijra è quella di emigrare con il proprio cuore verso Dio. Abramo, pace su di lui, lasciando il suo popolo ha pronunciato queste parole: “Io emigro verso il mio Signore, Egli è l’Onnipotente, il Saggio.” Il viaggio assume una dimensione spirituale trascendente. Il nostro Profeta, pace su di lui, definisce in un hadith il migrante (al Muhajir) come colui che abbandona ciò che Dio ha proibito.

Al-Hijra in questo senso non è un evento storico passato ed esaurito, essa è soprattutto un’azione spirituale, morale e sociale, non legata al tempo o allo spazio. Se al-Hijra può essersi esaurita come evento storico essa è viva come valore e virtù nella Comunità.

Una nobile tradizione del Profeta conferma la sopravvivenza del valore della hijra ad ogni epoca: “La hijra, dice il Profeta, non si interromperà, finché rimarrà aperta la porta della tawba (il pentimento), e questa non si chiuderà fino a che il sole non sorgerà da Occidente (ovvero il Giorno Ultimo).”

L’Altissimo lodando coloro che emigrarono con il profeta (al-Muhajirun, gli emigranti) e coloro che li hanno accolti (al-Ansar, gli ausiliari) dice: “A coloro che precedettero tra i muhajirun e gli ansar e a coloro che li hanno seguiti con eccellenza è accordato il compiacimento di Dio e loro ne sono soddisfatti…” Questo verso ci informa che il merito accordato ai primi Muhajirin e Ansar, è accordato anche a coloro che li seguono con eccellenza (ihssan) e fede.

Nel Corano, troviamo più volte l’invito ad abbandonare i beni della vita terrena, a vincere l’ostacolo del proprio ego; è questo il senso fondamentale della Hijra: il pentimento, il ritorno a Dio con il cuore e la mente, emigrare a Dio con il proprio cuore. Al-Hijra è il continuo avvicinamento a Dio Altissimo, attraverso un cambiamento interiore, una purificazione assidua e costante del proprio cuore da ogni cattivo attributo: dall’invidia, dall’arroganza, dall’ipocrisia, dal rancore, dalla falsità, ecc…

Questo tipo di Hijra simbolica richiede una volontà pari a quella della migrazione geografica per sfuggire alle persecuzioni.

 

 

 

 

Dio è Amore

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“Non ho creato i jinn e gli uomini se non per adorarMi.” [Corano, 51-56]

L’essenza della nostra esistenza, la sostanza della nostra creazione, è l’adorazione di Dio. L’Altissimo, l’Amorevole (al-Wadud) ci ha creati per adorarLo, ovvero per ricercarLo, conoscerLo, amarLo …
Dio è amore! Dio ama ed è amato. Il nostro amore per Dio è logico, Egli ci ha creati, ci ha colmati delle Sue grazie, palesi e nascoste, ciò che è straordinario è che Lui Al-Ghaniyy (l’autosufficiente), che non ha alcun bisogno di noi, ci ami e si mostri amorevole nei nostri confronti, inviandoci i Suoi messaggeri e insistendo nel nostro richiamo a Lui Altissimo.

Il Profeta, pace su di lui, riporta che Dio il Misericordioso dice: “Chiunque oltraggi un Mio prediletto (waliyy), Io gli dichiaro guerra. Nulla fa giungere il mio servitore alla Mia Vicinanza come il suo adempimento a quanto gli ho prescritto. Il Mio servitore se persevera negli atti di adorazione supererogatori finirà per meritare il Mio amore e quando l’avrò amato, sarò l’udito con cui sente, l’occhio con cui vede, la mano con cui opera e il piede con cui cammina. Se m’invocherà gli risponderò, se si rifugerà in Me sarò il suo protettore, …”
Dio come ci racconta questo hadith qudsi è vicino alle Sue creature, attento ai loro desideri. Dio diventa udito e vista del servitore amato;

L’amore di Dio è che un Suo dono, una Sua grazia. In una frequente invocazione del Profeta, pace su lui, egli diceva: “O mio Dio donami il Tuo amore, l’amore di coloro che ti amano e l’amore di ogni opera che mi avvicini al Tuo amore. O mio Dio fa che ogni tua provvista a me sia un mezzo per ciò che ami, e fa che ogni Tua negazione sia un’occasione per il tuo amore.”

Quando parliamo di fede, non ne dobbiamo parliamo soltanto in termini di obblighi e di doveri, dimenticando la sua essenza spirituale, mistica. Fede è, innanzitutto, ricerca di senso, una ricerca continua dell’amore del Creatore Misericordioso, chi consuma la sua breve esistenza senza accedere a questo sublime significato, allora pianga se stesso, pianga la sua inconsistenza. Disse il maestro Ibn al-Qayyim: “Come puoi dissipare la tua vita con un cuore velato all’amore di Dio, come puoi andartene da questa vita come ci sei entrato, senza aver assaporato la sua più gradevole prelibatezza.”

Molti di noi sono purtroppo estranei, in parte o completamente, a questi nobili significati. Perdiamo il nostro tempo limitato in discussioni sterili riguardo alla liceità o meno (halal o haram) di questa o dell’altra cosa, trascurando l’essenza della fede, ovvero la conoscenza, il compiacimento e l’amore di Dio.

“Amate Dio con tutto il vostro cuore” è l’invito che ci rivolge il Messaggero di Dio, pace su di lui.

Ramadan e il sublime Corano, una relazione speciale

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Dice Dio l’Altissimo: “Il mese di Ramadan in cui il Corano fu fatto scendere, guida per gli uomini e chiare prove di guida e discernimento.” E dice anche “Lo abbiamo certamente (il Corano) fatto n Laylat al-Qadr …” Il Corano secondo la lettera di questi due passi coranici fu fatto scendere per intero nel sacro mese e precisamente nella notte di al-Qadr, fu poi rivelato al Profeta, pace su di lui, a tratti con l’evolversi degli avvenimenti.

Si narra inoltre che l’arcangelo Gibril, pace su di lui, ripassava il Corano con il Profeta ogni notte di Ramadan, e nell’anno della sua morte, ripassarono il Corano per due volte nel corso del sacro mese.

Esiste pertanto una stretta ed evidente relazione tra il sublime Corano e il sacro mese di Ramadan; una relazione che ogni musulmano percepisce nel suo profondo, all’arrivo del primo giorno del benedetto mese egli sente uno stimolo che lo spinge ad avventarsi sul Libro del suo Signore con una perseveranza insolita, leggendo le sue parole, meditando i suoi versi, riflettendo sulle sue storie, facendo tesoro dei suoi insegnamenti.

Il Messaggero di Dio, pace su di lui, disse: “Il digiuno e la preghiera del Ramadan intercedono per l’uomo il giorno della Risurrezione. Il digiuno dirà: « Signore! Io gli ho impedito di mangiare e bere durante il giorno.» Il Corano dirà: « Signore! Io gli ho impedito di dormire la notte, accetta la nostra intercessione per lui! ».”. Questo hadith conferma la relazione intima di cui abbiamo parlato tra il digiuno e il Corano, i due si presenteranno come testimoni e intercessori a favore di coloro che vi si conformano.

Ogni atto di adorazione nell’Islam ha un momento propizio per svolgerla, per il Corano il mese di Ramadan è il momento migliore per leggerlo, recitarlo, meditarlo poiché il digiuno aumenta la ricettività del cuore. Digiunando, l’anima si eleva e si ciba con il nutrimento del Corano, che è l’essenza della vita per l’anima del digiunante. Si realizzano i tre fattori del successo: Il Corano può essere paragonato alla pioggia benefica, l’anima del fedele è il terreno e il mese di Ramadan è il periodo adatto per la discesa della pioggia che fa fiorire i frutti della terra.

“Dio ha fatto scendere il più bel Discorso: un libro in perfetta armonia con se stesso e dalle verità ripetute. Coloro che riveriscono il loro Signore ne hanno la pelle d’oca, poi la loro pelle e il loro cuore si ammorbidisce alla lettura del ricordo di Dio (il Corano). Questa è la giusta direzione di Dio con la quale Egli guida chi vuole.”

Tra le specificità di questo benedetto mese, ci sono le preghiere Tarawih, le moschee si riempiono di fedeli che pregano insieme e condividono la recitazione della Parola di Dio. Dice il Profeta, pace su di lui: “Chiunque si alza per pregare durante le notti di Ramadan avendo fede nella ricompensa divina, Dio perdona i suoi peccati.”

I nostri avi pii, che Dio abbia misericordia di loro, riservavano un particolare interesse al Corano durante il mese benedetto, essi trascorrevano il loro tempo nella lettura del Corano e abbandonavano qualsiasi altro impegno forsanche quello dell’insegnamento delle scienze religiose.

Si narra da fonti autentiche che il nobile Compagno ‘Othman, che Dio sia soddisfatto di lui, finiva di leggere tutto il Corano ogni notte; l’Imam Shaafi’i leggeva sessanta volte l’intero Corano durante il mese di Ramadan; al-Aswad leggeva il Corano ogni due notti durante il mese di Ramadan; l’Imam Malik abbandonava le sessioni del Hadith e delle scienze religiose per concentrarsi sulla lettura del Corano.

Ciononostante bisogna sottolineare che il completamento della lettura dell’intero Corano non è un fine in sé stesso e che Dio, sia lodato, ha rivelato il Corano per la meditazione dei suoi versi e non per leggerlo con un cuore distratto. Dice Egli, sia lodato: “[Questo è] un Libro benedetto che abbiamo rivelato a te, affinché possano riflettere sui suoi versi, e affinché gli uomini di comprensione possano ricordare.” (Corano 38/29)

Signore! fa che il sublime Corano sia la primavera dei nostri cuori, la luce dei nostri petti, la consolazione dei nostri dolori e l’alleviamento delle nostre preoccupazioni e delle nostre angosce.

 

 

 

 

Verso il Ramadan, l’intenzione

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Adil Laamane

Qual è il miglior modo per accogliere il mese di Ramadan?

Prima di tutto dobbiamo capire e meditare sul valore e sull’importanza che ha questo mese.

Dice il Messaggero di Dio, su di lui la pace: “Se la gente sapesse cosa include il Ramadan, desidererebbe che tutto l’anno fosse Ramadan.”

Il mese di Ramadan è il mese scelto da Dio per trasmettere all’uomo il Suo verbo, tant’è che tutti i libri sacri sono stati fatti scendere in questo benedetto mese.

Il mese in cui la luce del grandioso Corano ha fatto incontrare la terra con il cielo. Dice Dio l’Altissimo: “É nel mese di Ramadan che abbiamo fatto scendere il Corano, guida per gli uomini e prova di retta direzione e distinzione.”

Quindi, se viene riconosciuto il valore e l’importanza del mese di Ramadan rispetto agli altri mesi dell’anno, ecco che i cuori dei credenti si svegliano per approfittare dei tanti benefici che ci porta questo benedetto mese, e si riempiono di una forte e sincera volontà di avvicinarsi di più al Signore, iniziando con il rinnovare e correggere l’intenzione.

Nell’Islam l’intenzione è meglio dell’azione, se l’intenzione è giusta l’azione ha più valore e raggiunge lo scopo, ma se l’intenzione è sbagliata vanifica ogni sforzo e rende inutile ogni opera.

Diventa importante correggere l’intenzione: mi devo domandare perché faccio il digiuno? Per compiacere a chi assolvo questo importante pilastro dell’islam, se la risposta non è Dio, allora tutto quello che faccio non ha valore.

L’intenzione è il segreto dell’azione, è la sua essenza.

L’intenzione è il pilastro su cui reggono tutte le nostre azioni e le nostre opere.

Quindi tutti quelli dotati di intelletto devono rivolgersi con questa grande azione che è il digiuno a Dio, con amore e desiderio, bramando l’avvicinamento a Dio e la sua misericordia.

Il credente intelligente e saggio è colui che aspira al volto di Dio cercando di raggiunge la rettitudine che Dio gli ha ordinato di raggiungere, dice l’Altissimo: “Sii retto come ti è stato ordinato”.

La strada verso la rettitudine è molto facilitata in questo mese, dice il messaggero di Dio su di lui la pace: “O gente! Il mese di Dio (Ramadan) è venuto con le sue misericordie, benedizioni e perdono. Dio ha decretato questo mese il migliore di tutti i mesi. I giorni di questo mese sono i migliori tra i giorni e le notti sono le migliori tra le notti e le ore durante il Ramadan sono le migliori tra le ore. Questo è un mese in cui si è stati invitati da Lui (a digiunare e pregare). Dio ci ha onorato in esso. In ogni respiro vi è una ricompensa di Dio, il sonno è un atto di adorazione, le buone azioni vengono accettate e le invocazioni sono accolte.”

Quindi accorrete alla grazia del vostro Signore che ha aperto le porte della sua Misericordia, e del suo Amore infinito per tutti.

 

 

Ramadan, una panoramica sul sacro mese

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“O voi che credete! Il digiuno vi è stato prescritto come è stato prescritto a coloro che vi hanno proceduto, che esso possa (insegnarvi) l’autodisciplina. (…). Il mese di Ramadan in cui è stato fatto scendere il Corano, come guida per l’umanità, e chiari (Segni) per la guida e il discernimento. Chi di voi sia presente (a casa sua) durante il mese lo digiuni…” (Sublime Corano 2:183,185).

Ramadan è il nono mese del calendario lunare islamico. Inizia con l’avvistamento della nuova luna, dopo di essa a tutti i musulmani  è prescritto il digiuno per l’intero mese. Dall’alba al tramonto essi si astengono da ogni cibo, bevanda e rapporto sessuale. Oltre a questa componente fisica, gli aspetti spirituali del digiuno comprendono una maggiore enfasi sull’astensione dalle dicerie, dalle bugie, dalle oscenità e, in generale, da qualsiasi atto peccaminoso.

La purezza del cuore, della parola e dell’azione sono fondamentali durante il digiuno. Il Profeta Muhammad (pace su di lui) disse: “Chi non desiste dal linguaggio osceno e dall’agire osceno (durante il digiuno), a nulla serve la sua fame e la sua sete.” E disse anche: “Il digiuno non è soltanto astensione dal bere e dal mangiare, il digiuno è astensione dagli atti osceni. Se qualcuno vi aggredisce verbalmente o vi tratti con ignoranza, dite: sto digiunando; sto digiunando.”

Poiché l’Islam è una continuazione della religione di Abramo, Mosè, Gesù e tutti gli altri profeti (pace su di loro), non è sorprendente trovare riferimenti al digiuno nel giudaismo e nel cristianesimo. Il digiuno è universalmente riconosciuto come mezzo per conseguire l’autodisciplina e elevare la spiritualità.

Chi deve assolvere al digiuno?

Tutti i musulmani, a partire dall’età della pubertà, se sono fisicamente e mentalmente sani, devono osservare il digiuno del mese di Ramadan, l’Islam essendo un modo di vita pratico non impone alla persona ciò che supera le sue possibilità, perciò i malati e coloro che sono in viaggio possono rinviare il digiuno ad un altro momento; le donne incinte e le madri che allattano possono anch’esse rimandare il digiuno; La persona molto anziana, troppo debole per digiunare, e coloro che soffrono di una malattia cronica che impedisce loro il digiuno, sono dispensate dal digiuno e devono nutrire una persona bisognosa per ogni giorno non digiunato, sempre se possono permetterselo.

Il Mese del Corano

Ramadan è il mese in cui fu rivelato il Corano, come ci informa il verso sopraccitato, in questo mesi i musulmani sono invitati a dedicarsi quanto più tempo possibile, alla lettura, all’ascolto e alla meditazione e comprensione degli insegnamenti del Glorioso Corano. Uno dei modi attraverso cui i musulmani si avvicinano al Corano durante il Ramadan è la lunga e comunitaria preghiera nota come Tarawih, che viene svolta nella tarda sera dopo la rottura del digiuno. Durante questa preghiera è consuetudine che l’intero Corano venga recitato nel corso del mese.

Laylat ul-Qadr, o la Notte del Destino, è un momento di speciale, fervente e devota preghiera, e le ricompense e le benedizioni associate all’adorazione in questa notte sono molteplici. Questa notte cade in uno degli ultimi dieci giorni di Ramadan, da qui l’incentivo ad aumentare le preghiere notturne durante questo periodo.

Suhur e Iftar

È comune consumare un pasto (noto come Suhur), poco prima dell’alba e un altro (noto come Iftar), direttamente dopo il tramonto. La rottura del digiuno (Iftar) consiste solitamente di datteri, secondo la tradizione del Profeta Muhammad (pace su di lui). Durante il mese di Ramadan si rafforza il senso di comunità: i musulmani invitano gli uni gli altri ai pasti di Iftar e molti consumano l’Iftar in moschea condividendolo con la comunità più ampia, specialmente i poveri e i bisognosi.

Festa della rottura del digiuno

La fine del Ramadan è segnalata dall’avvistamento della luna nuova, che è seguita da una giornata di festa nota come Eid-ul-Fitr o festa della rottura del digiuno. Le famiglie si svegliano presto la mattina, indossano i loro abiti migliori e vanno alla moschea per il sermone dell’Eid e la preghiera comunitaria, ringraziando il Signore il Misericordioso per aver dato loro la possibilità di vivere il mese benedetto di Ramadan. La giornata è accompagnata da celebrazione, socializzazione, pasti festivi e modesti regali soprattutto per i bambini. Ma prima che inizino i festeggiamenti, tutti, adulti e bambini, devono aver versato Zakat-ul-Fitr, che è il dono di un pasto, o l’equivalente in denaro, ad una persona bisognosa, per far sì che nessuno sia escluso da questa felice occasione.

Alle porte di Ramadan

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Anass, che Dio sia compiaciuto di lui, riporta che i Compagni del Profeta all’arrivo del mese di Sha’ban (mese precedente quello di Ramadan) si consacravano alla recitazione del sublime Corano e versavo la Zakat affinché i deboli e i poveri possano far fronte al digiuno del sacro mese, e appena intravedevano la luna che segnalava l’inizio del sacro mese, facevano le abluzioni maggiori (ghusl) e si ritiravano per l’adorazione.

Soltanto pochi giorni ci distanziano dal mese di Ramadan, vediamo in questo articolo quali sono le condizioni da verificare per vivere al meglio questo mese? Come essere all’altezza del fervore dei nostri predecessori in questo mese?

Prendere consapevolezza del valore del Ramadan

Il Messaggero di Dio, pace su di lui, disse: “Se la gente sapesse cos’è realmente Ramadan, desidererebbe che tutto l’anno fosse Ramadan”.

E disse anche: “Nella prima notte del mese di Ramadan, Dio grazia tutti coloro che riconoscono questa Qibla” ed indicò con la mano la direzione della Mecca.

In questo mese ci si abitua alla lotta contro il male interiore ed esteriore, è il mese della rigenerazione per l’anima e per il cuore. Un mese di fervore spirituale e di purificazione interiore.

Il Profeta, su di lui la pace, disse: “All’arrivo del mese di Ramadan, le porte del Paradiso si aprono, quelle dell’inferno si chiudono, i demoni vengono incatenati e l’angelo annuncia: O voi che aspirate al bene, avvicinatevi! O voi che aspirate al male, allontanatevi. E ciò per tutto il mese di Ramadan”

Durante questo benedetto mese la Terra ha accolto dal Cielo il Messaggio divino: “Il mese di Ramadan in cui è stato fatto scendere il Corano” (Cap. II v.185)

Una volta che le menti saranno impregnate dell’immenso valore di questo mese i cuori si sveglieranno e si motiveranno per accoglierlo.

Affinché ciò si realizzi è necessario un lavoro a monte sul cuore e sulle abitudini come sullo stato d’animo e sull’intenzione.

L’ intenzione

Ci sono due modi di intendere tale concetto. Il primo senso, quello della gente comune, consiste nella semplice formazione della “niya”, l’intenzione senza la quale il digiuno non è valido da un punto di vista giuridico. Nel secondo significato invece l’intenzione è come ha detto il Profeta: “L’intenzione è migliore dell’atto in sè!”, essa è un atto del cuore, profondo ed intimo, la cui sincerità e intensità distingue i credenti sulle graduatorie della fede e della vicinanza al Signore.

L’intenzione è il lato nascosto dell’azione, ma anche la sua essenza. Proprio per questo il Messaggero, pace e benedizione su di lui, ci dice che: “Chiunque assolva al digiuno del Ramadan, con fede e speranza nella ricompensa, sarà assolto da tutti i suoi peccati precedenti..”.

Ritornare a Dio  

Una volta depurata l’intenzione, il fedele avrà bisogno di un effettivo ritorno al suo Creatore per completare la purificazione del suo intimo. Il ritorno a Dio consiste nel pentirsi dei peccati commessi e nutrire la ferma volontà di non ritornarci più.

Il pentimento rallegra il nostro Signore Altissimo di noi, dice il Profeta, su di lui la pace: “Dio Si rallegra del pentimento del suo servitore più che uno di voi quando ritrova il suo cammello carico di viveri dopo averlo smarrito in pieno deserto”.

Istruirsi sulle regole del digiuno

Il digiuno è disciplinato da regole, obblighi e condizioni. L’intenzione da sola non basta a far accettare l’azione, essa non assolve il fedele dal dovere di conoscere i precetti legali e spirituali di questo atto d’adorazione.

Il sapere è la guida dell’azione! Non si può adorare Dio se non come Egli ha prescritto.

 

 

Sha’ban un ponte per Ramadan

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Viviamo in questo periodo i primi giorni del mese di Sha’ban, ottavo mese del calendario musulmano, il mese che precede Ramadan. Sha’ban costituisce una stagione propizia per le buone opere che elevano la nostra spiritualità e ci avvicinano al Signore Altissimo.

Dice il Profeta, pace su di lui, parlandoci di questi momenti speciali: “Invero Dio ha messo nei vostri giorni delle stazioni, intercettatele!”

Il mese di Sha’ban è una di queste stazioni, esso costituisce un ponte che ci porta a Ramadan, un mese in cui allenarci al digiuno, alla preghiera notturna, alla lettura del sublime Corano e a tutte le opere meritorie, in vista del sacro mese.

Il Profeta, pace su di lui, era solito invocare Dio in questo periodo dicendo: “O Dio benedici per noi Rajab e Sha’ban e facci giungere a Ramadan.”

Abu Bakr al- Balkhi diceva: “Il mese di Rajab è il mese della semina, il mese di Sha’ban è il mese dell’irrigazione, e il mese di Ramadan è il mese della raccolta.”

Quando al Profeta, pace su di lui, venne chiesto quale digiuno fosse più meritevole dopo il digiuno di Ramadan egli rispose: “Il digiuno di Sha`ban in onore del digiuno di Ramadan.”

La signora Aisha, sposa del Profeta e madre dei credenti, che Dio sia soddisfatto di lei, disse: “Non ho mai visto il Messaggero di Dio, pace su di lui, digiunare un intero mese ad eccezione di Ramadan, e non l’ho mai visto digiunare così tanto come digiunava nel mese di Sha’ban.”

Il compagno Osama bin Zaid chiese al Profeta: “O Messaggero di Dio, non ti ho mai visto digiunare tanti giorni in un solo mese come nel mese di Sha’ban! Il Profeta rispose: “Quello è un mese che viene trascurato dalla gente tra Rajab e Ramadan, ed è un mese in cui le azioni vengono elevate al cospetto del Signore dell’universo, e io preferisco che le mie azioni vengano mostrate mentre sono a digiuno.”

In questo mese cade anche un’importante notte, ovvero la notte di “Baraa”, la notte del quindicesimo giorno di Sha’ban. A proposito della quale il Profeta disse: «Iddio Onnipotente passa in rassegna la Sua creazione nella notte della metà di Sha’ban perdonando tutte le Sue creature, tranne un idolatra o una persona che cova rancore [per un suo fratello]… ”

Ed egli, pace su di lui, si raccomanda con noi dicendo: “Quanto è la metà di Sha’ban trascorrete in preghiera la sua nottata e digiunate la sua giornata.“

Che l’Altissimo guidi tutti noi alle migliori opere in questo mese e facendoci trarre il massimo beneficio dal mese di Ramadan.

Essere musulmano*

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Imam Abdessalam Yassine (Pace alla sua nobile anima)

Come posso fare per riallacciare i rapporti con l’Islam, se fossi musulmano di “nascita” e gli ormeggi chi mi legavano alla fede del padre, che vedevo pregare nella mia infanzia, si sono dissolti o non ne restano che sottili tracce?

Come posso avvicinarmi all’Islam se fossi il prodotto di una società laica, indifferente alle questioni della fede, e se una vaga attrazione all’Islam m’invita a saperne di più, a provare forse anche a praticare l’Islam?

Sotto la volontà suprema di Dio, glorificato e magnificato sia il Suo Nome, che Solo accorda la Sua grazia a chi ha predestinato, il primo passo dovrebbe venire da te. Il Profeta, su di lui la pace e la benedizione, ci riferisce questa promessa divina:

“Chi viene verso di Me con passi lenti, gli andrò incontro di corsa“.

Occorre innanzitutto prendere il tempo necessario per meditare profondamente ed essere sicuri che questa vocazione, nel senso originale della parola, sia un appello proveniente dal cuore, e non una semplice fantasia. Compiere questo primo passo in un’epoca elettronica colonizzata dal multimediale è già un primo segno della serietà della nostra ricerca.

Non c’è tempo! Non c’è tempo! Questo è il ritornello di ciò che siamo diventati, rincretiniti dall’istante, incapaci di riflettere sulla nostra condizione. Dobbiamo staccarsi dal falso senso di urgenza nella nostra vita e dedicare il tempo necessario per indagare a fondo le nostre idee ed i nostri sentimenti; dobbiamo costringere le nostri menti a interrogarsi vigorosamente e solennemente sul nostro destino: “dove sto andando?”

In questa fase, una lunga e meditata lettura del Corano ci permetterà di staccarci dal trambusto quotidiano, e di serrare le nostre orecchia al caos dei discorsi profani per ascoltare con l’orecchio del cuore il linguaggio del sacro. Non lasciatevi ripugnare dalla sequenza, apparentemente illogica per un profano, della lingua araba e delle proposizioni coraniche tradotte in lingua profana, lasciatevi penetrare dalla melodia del Testo Sacro, salmodiandotelo se avete la fortuna di poter leggere il testo originale. E se la pazienza viene a mancarvi, una lunga e paziente consultazione di una o più delle numerose “traduzioni” vi metterà all’altezza, forse, del Messaggio di Dio, la Sua grazia vi sosterrà.

Pur curando i nostri rapporti familiari e sociali, è indispensabile mettere fine alle nostre cattive compagnie se ne abbiamo. Questo non è un invito a isolarsi in un eremitaggio, tuttavia bisogna avere il coraggio di troncare con le abitudini conformiste senza oltrepassare i limiti della cortesia e del garbo. Abbandonare le cattive amicizie non è cosa facile, dovremmo sopportare la derisione e il sarcasmo degli inveterati che non mancheranno di crearci delle difficoltà per trattenerci.

Dobbiamo vincere le nostre reticenze e superare gli ostacoli. Dobbiamo sopportare i fastidi e i disturbi senza cedere alla violenza, guardare diritto davanti a noi senza rifugiarci in atteggiamenti evasivi per paura di essere demonizzati dall’altro. La riconciliazione col nostro Creatore sembrerà un tradimento agli occhi dei nostri vecchi conoscenti che non erano abituati a vederci sotto i tratti di uomini e donne osservanti e devote a Dio.

Bisogna aspettarci quindi che i nostri vecchi amici, ancora radicati nelle loro abitudini di dissipazione, manifestino feroce opposizione alla nostra iniziativa di abbandonare le loro fila.

Caro fratello, cara sorella! Ti ho descritto il doloroso itinerario psicologico e sociale che ogni aspirante alla riconciliazione con Dio dovrà percorrere. Il primo passo verso Dio perciò è costoso, non aspettarti da me, se non sei in grado di pagare tale prezzo, di proporti una tariffa scontata. Se non hai le capacità per far fronte alle difficoltà che incontrerei nel tuo cammino verso Dio senza preoccuparti delle sofferenze e dei pregiudizi degli altri, piangi allora la tua inconsistenza e accontentati di una vita ridicola, futile e senza senso.

Nelle pagine precedenti ti ho presentato il modello immutabile del comportamento audace dei Profeti e dei loro Compagni, modello che leggerai nel Corano, e che il Corano ti racconta minuziosamente per provare la veridicità dei tuoi vori e per incoraggiarti.

Superata la fase solitaria del distacco, ti sarà necessario cercare un attracco: avrai bisogno di trovare un’altra compagnia; ti dovrei far adottare da un altro ambiente a cui ti dovrei adattare. Nulla potrà sostituire un incontro ed una “compagnia” spirituale. La compagnia è una nozione essenziale nell’Islam, e spesso Dio pone sulla strada del penitente persone dal cuore limpido.

La moschea è probabilmente il luogo ideale per trovare una compagnia ideale. Alle soglie della moschea, si dà l’addio alle mediocrità del mondo per entrare in comunione con il sacro. Per cinque volte al giorno ci faremo posto tra le fila dei fedeli in preghiera, la moschea per noi sarà un luogo privilegiato in cui la nostra anima si schiuderà per ricevere gli effluvi di una spiritualità propria della casa del Signore.

La preghiera è il pilastro centrale dell’islam, e la preghiera in gruppo è venticinque volte migliore della preghiera solitaria; essa assieme al digiuno del mese di Ramadan, alla zakat, e al pellegrinaggio sono gli obblighi che il musulmano è tenuto a rispettare meticolosamente, in modo da dare credibilità alla sua professione di fede (Shahada). Il primo dovere è di pronunciare la formula: “Attesto che non vi è altro dio all’infuori di Dio e che Muhammad è il suo Messaggero” ma questa conta poco se la preghiera, cinque volte al giorno, e gli altri obblighi non sono rispettati.

Alcuni protesteranno a tutto campo dicendo che: “Siamo tutti musulmani”, senza che li si sia mai visti prostrarsi davanti a Dio. Non so se questa protesta sia un’ipocrisia consumata o un’ignoranza angosciante di ciò che significa essere musulmano?

Costoro dovrebbero sapere che l’Islam non è un passatempo culturale che può illustrare qualche conferenziere islamologo specializzato nella storia delle scuole giuridiche o nella risoluzione delle complessità e delle divergenze del passato islamico. Essere musulmano di nascita e di “nazionalità” non ci esenta dagli obblighi islamici, la preghiera in primis, cinque volte al giorno e tutti i giorni.

Chi credono di ingannare costoro? Il benessere dell’anima dipende dalla sincerità del nostro impegno. L’elevazione spirituale dipende dal grado di autodisciplina che ci riusciremo a imporre. La preghiera, così come gli altri atti di culto e l’insieme delle virtù morali che un buon musulmano dovrebbe professare esigono un’ascesi spirituale; o saremo in grado di portare a termine la nostra riabilitazione o saremo solamente dei molluschi a forma umana.

Coloro che hanno interiorizzato il modello occidentale, secondo voi non si sottopongono a un rituale quotidiano e ad un codice di condotta? E il loro tempo non è suddiviso e regolato scrupolosamente? La loro preoccupazione primaria non è la forma fisica? Non volano dal medico al minimo malore? Non cercano il mezzo per preservare la loro salute fisica a qualsiasi prezzo? Chissà perché non li inquieta lo stato della loro salute morale e spirituale? Perché sono indifferenti alle malattie della loro anima?

Perché sono moderni, laici, adulti e vaccinati contro i sermoni fanatici, naturalmente!

Nella moschea, mie anime sorelle che leggete questo libro, troverete la folla dei fedeli. Abbattete la vostra arroganza e abbandonate la vostra prepotenza! Mescolatevi con la massa dei fedeli e non vi aspettate da loro molta cura se siete persone socialmente distinte. Nella casa di Dio, sono tutti Suoi servitori, e l’umiltà si apprende stando a contatto con gli umili.

Cercate nella moschea un incontro, un’antenna che vi metta in comunicazione con le anime assetate di verità come voi.

L’islam è continua ascensione, non è uno stato stazionario. Il primo livello è quello del musulmano praticante, attento al rispetto degli obblighi prescritti per ogni musulmano. Il secondo livello è quello dell’Iman, grado in cui l’adorazione e la rettitudine morale vanno di pari passo. Il terzo grado è quello dell’Ihssan che rappresenta il trampolino di lancio per il fedele verso lo spazio infinito del viaggio spirituale. Raggiunto questo grado supremo, al fedele sarà necessaria una guida spirituale perché la meta è lontana e la via piena di insidie. Una guida spirituale, un tutor, è necessaria affinché si saldino le radici e si sviluppi con vigore la pianta dell’essere spirituale.

Ho parlato di pioli e di gradi, eppure avrei dovuto parlare di mattoni e di piani, giacché l’immagine è simile a un edificio che si costruisce lentamente ma in modo stabile. Non si può costruire sul vuoto e con il nulla: la progressione sulla via del perfezionamento morale e spirituale è l’edificio da costruire, e l’adempimento agli obblighi della Legge, la preghiera in primo luogo, sono i mattoni ed il cemento necessari per portare a termine la costruzione.

Diffidate, anime fraterne, degli incontri dubbiosi. Nella moschea, specialmente in quelle della diaspora musulmana, incontrerete dei musulmani eruditi e periti in materia di diatribe che vi parleranno della Legge e dei libri in termini asciutti e svuotati della loro sostanza spirituale. Prendete dalle loro parole la scienza della Legge e non lasciatevi trascinare in litigi sterili e rigidità settarie che non finiscono mai. Incontrerete anche dei sufi (mistici) inebriati dall’estasi “spirituale”, prendete da loro ciò che vi serve per amare Dio e ignorate il resto.

Nella vostra preghiera, pregate Dio affinché scelga per voi la retta compagnia, la scuola, che guiderà i vostri cuori ed assisterà il vostro avanzamento verso di Lui. Fate del vostro meglio per cercare l’orizzonte del Signore, bussate instancabilmente alla Sua porta. Lui solo è la speranza di coloro che cercano la verità. Cerca fratello! Cerca sorella!

Per lo scettico infastidito da questo discorso, ecco, il sermone integralista è terminato!

 

 

* Brano estratto dal libro, Islam e modernità, Al Ofok Impressions. Marzo 1998.

 

 

La morte, richiamo e riconciliazione

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di Mohamed Amrani

Quando si ha, a vista d’occhio, la propria morte (tumore sconosciuto, reazione immunitaria violenta, il cuore che si indebolisce…), alcune reazioni si scatenano nel proprio interno.

I noncuranti che sono sempre stati nell’oblio, sembrano rimanere aggrappati al momento presente e al “fatto evidente” che sono ancora in vita. Specialmente in una cultura dominante che non manca di vendere delle diversioni su quello che viene chiamato l’”aldilà”, un termine vago sconcertante e anestetico.

Per coloro che hanno notizia sulla Vita ultima, questa presa di coscienza esegue improvvisamente una sentenza che, fino ad allora, era rimasta sospesa. La prima reazione è di frustrazione, d’irritazione.

In primo luogo, questo non è un comportamento reprensibile. Nell’hadith qodsi Dio informa che Egli “esita” a prendere l’anima del fedele amato, poiché costui detesta la morte e Dio detesta contrariarlo. Ma mi chiedo: “Questo è anche il caso degli eletti di Dio, il cui desiderio ultimo è di andare all’incontro di Dio?”

Ad ogni ricordo profondo della mia morte una profonda tristezza mi invade, una sensazione di impotenza, di dolore, d’insignificanza. Tutte le voglie si gelano, le speranze si dissolvono e le prospettive si svuotano. È questo forse ciò che è irritante per il mio ego che pone le sue illusioni nel mio oblio, è frustrato di constatare per un momento che le sue aspirazioni sono vane, che manca l’essenziale, che persegue il vuoto. Alla domanda: sei pronto a partire, la risposta è no. Ma quando sarai pronto?

“Questo stato di nullità non è ciò che un fedele dovrebbe avere nei confronti di Dio?” mi dico. Ricordare la morte, come raccomanda il nostro amato Profeta, non ha l’obiettivo di ritrovare la propria verità? Valutarsi? Valutare la veridicità delle proprie pretese riguardo a Dio e alla Vita ultima?

Nulla ci permette un tale livello di esame personale e di riaffermazione della propria testimonianza di fede “Non c’è dio all’infuori di Dio”, di umili invocazioni dirette a Dio Onnipotente, Colui che ci giudicherà quel Giorno. “Fatti conoscere da Lui prima di quel giorno” mi dico, poiché felice è colui che Egli riconoscerà. Infelice è colui che Egli dimenticherà.

Avendo visto il beneficio di questi momenti di tristezza salutare mi rendo conto della misericordia che portano. L’irritazione lascia spazio alla riconciliazione. Questi momenti di ricordo della morte sono dei momenti di prossimità a Dio, poiché mi riducono all’impotenza, che è la fonte della ricchezza spirituale e del sostegno divino. Una prossimità a lungo attesa e ricercata. Era proprio lì, scritta sua una collezione di ahadith, oggetto di una raccomandazione profetica ma mancava l’alchimia per trasformarla in esperienza. Mancava lo scatto che ci permette di accorgercene. Riconciliarsi con la morte come ci si riconcilia con il rumore assordante di un risveglio ogni mattina. Sappiamo nonostante tutto che ciò ci farà del bene.

La morte può diventare uno strumento di misura, un criterio di convalida e d’apprezzamento di ciò che siamo e di ciò che facciamo… un discernimento, un punto di riferimento, una bussola. Non sto parlando dei gesti, ma delle intenzioni profonde e delle motivazioni intime che danno valore alle nostre azioni.

 

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