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Invocazioni dal sublime Corano

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Dice Dio l’Altissimo nel Suo sublime Libro: “Quando i Miei servi ti chiedono di Me, ebbene Io sono vicino! Rispondo all’appello di chi Mi chiama quando Mi invoca. Procurino quindi di rispondere al Mio richiamo e credano in Me, sì che possano essere ben guidati.” (Al-Baqara, 186)

E dice: “Il vostro Signore ha detto: “InvocateMi, vi risponderò. Coloro che per superbia non Mi adorano, entreranno presto nell’Inferno, umiliati”. (Ghâfir, 60)

Dio il Misericordioso ci informa che è vicino a noi e che è pronto ad esaudire le nostre preghiere e le nostre invocazioni, e ci insegna nel sublime Corano come fare ad invocarLo. 

L’invocazione nella religione islamica è molto importante perché rappresenta il legame tra il servitore e il Creatore, quando il servitore ha bisogno di parlare con il suo Signore, ha bisogno di chiederGli ogni cosa in questa vita o nell’aldilà alza le mani e si rivolge direttamente a Lui, in tutti i momenti della sua esistenza, nella gioia e nella tristezza, nella buona e nella cattiva sorte, nessuno può fare a meno dell’invocazione, gli stessi Messaggeri di Dio invocavano il Signore, ed è così importante che Dio ha riportato nel nobile Corano alcune esempi di invocazioni fatte dai profeti e dai devoti, ecco a voi alcune invocazioni tratte dal libro di Dio.

 

Al-Fatiha

1. In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso”

2. La lode [appartiene] ad Allah, Signore dei mondi

3. il Compassionevole, il Misericordioso,

4. Signore del Giorno del Giudizio.

5. Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto.

6. Guidaci sulla retta via,

7. la via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che [sono incorsi] nella [Tua] ira, né degli sviati.

Al-Baqara

128. O Signor nostro, fai di noi dei musulmani e della nostra discendenza una comunità musulmana. Mostraci i riti e accetta il nostro pentimento. In verità Tu sei il Perdonatore, il Misericordioso!

201 …“Signor nostro! Dacci le cose buone di questo mondo e le cose buone dell’altra vita e allontanaci dal Fuoco!”

286. .. “Signore, non ci punire per le nostre dimenticanze e i nostri sbagli. Signore, non caricarci di un peso grave come quello che imponesti a coloro che furono prima di noi. Signore, non imporci ciò per cui non abbiamo la forza. Assolvici, perdonaci, abbi misericordia di noi. Tu sei il nostro patrono, dacci la vittoria sul popolo degli empi.”

Âl ‘Imrân 

38 … “O Signor mio, concedimi da parte Tua una buona discendenza. In verità Tu sei Colui Che ascolta l’invocazione”.

191 … “Signore, non hai creato tutto questo invano. Gloria a Te! Preservaci dal castigo del Fuoco.

Al-A’râf

23. “O Signor nostro, abbiamo mancato contro noi stessi. Se non ci perdoni e non avrai misericordia di noi, saremo certamente tra i perdenti”.

Al Isrâ’ 

24…“O Signore, sii misericordioso nei loro confronti, come essi lo sono stati nei miei, allevandomi quando ero piccolo”. (*Riferendosi ai genitori)

Al-Furqân 

74…. “Signore, dacci conforto nei nostri coniugi e nei nostri figli e fai di noi una guida per i timorati [di Allah]”.

An-Naml 

19…“Concedimi, o Signore, di esserTi grato per il favore che hai concesso a me, a mio padre e a mia madre e [concedimi] di compiere il bene che Tu gradisci e, per la Tua misericordia, fammi entrare tra i Tuoi virtuosi servitori”.

Az-Zukhruf 

13…“Gloria a Colui Che ha messo tutto ciò a nostro servizio, mentre non eravamo in grado di domarli!

Al-‘Ahqâf 

15… “Signore, dammi modo di renderti grazia del favore di cui hai colmato me e i miei genitori, affinché compia il bene di cui Ti compiaci e concedimi una discendenza onesta. Io mi volgo pentito a Te e sono uno dei sottomessi”.

Al-Hashr 

10… “Signore, perdona noi e i nostri fratelli che ci hanno preceduto nella fede, e non porre nei nostri cuori alcun rancore verso i credenti. Signor nostro, Tu sei dolce e misericordioso”.

At-Tahrîm 

8…“Signore, completa la nostra luce e perdonaci. In verità tu sei l’Onnipotente”.

11…“Signore, costruiscimi vicino a Te una casa nel Giardino.

 

Sohba, Dhikr, Sidq.. Le basi della Spiritualità Musulmana

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Hatim I. Belfkih

Il Messaggero di Dio, pace su di lui, disse: “In verità, la fede si usura nel cuore come si usura il tessuto. Chiedete a Dio di ravvivare la fede nei vostri cuori.” La fede, l’iman, secondo questo hadith è versatile, instabile, volubile e variabile. Ci vuole uno sforzo sostenuto, costante e perpetuo per riuscire ad ancorarla alla banchina del suo porto: il cuore.

Abu Huraira riporta che il Profeta, pace su di lui, disse: “Rinnovate la vostra fede!” Chiesero: “Come possiamo rinnovare la nostra fede O Messaggero di Dio?” Egli rispose: “Abbondate nella menzione della formula La ilaaha illa Allah (non c’è dio se non Dio)“. L’associazione delle parole e dei concetti in questo hadith non ne casuale ne gratuita. La funzione di rinnovo ha qui come campo d’azione il cuore e per scopo il ravvivamento della fede, il hadith: “Dite spesso, La ilaaha illa Allah!” è un invito aperto a Dhikr. Questa associazione tra rinnovamento e Dhikr è una miscela che ci mostra la via e scopre il velo sul vero lavoro di riforma dei cuori che bisogna intraprendere, specialmente attraverso il Dhikr.

Dhikr è un concetto fondamentale nell’Islam. Esso rappresenta sia uno stato spirituale che i mezzi che conducono alla sua realizzazione. In arabo, Dhikr significa sia il ricordo intimo di Dio, che la preghiera, la meditazione, la reminiscenza, l’evocazione di Dio, la Parola di Dio, la ripetizione delle formule incantatorie, la pratica dell’invocazione, gli incontri di ricordo di Dio … Tutte queste esperienze sono un insieme di pratiche convergenti verso la stessa finalità: quella di essere presenti a Dio.

La purificazione spirituale è in gran parte il risultato dell’esercizio del Dhikr, che è un passaggio obbligato, è una sorta di terapia che Dio ha messo a nostra disposizione per preparare il nostro cuore, la nostra anima e la nostra mente a ricevere gli effluvi divini e battere la strada della Verità. Il Dhikr avrà l’effetto desiderato, per colui che vuole progredire nella fede, soltanto se accompagnato da un altro fattore determinante.

I due Hadith che seguono introducono questa nuova nozione, quella di “Sohba” (la buona compagnia) senza la quale nessun percorso spirituale potrà pretendere di essere fedele al modello profetico: “Ognuno avrà la stessa intensità di fede che il suo compagno più intimo, scegliete quindi con attenzione i vostri compagni.”  “Dio suscita per questa Comunità in capo ad ogni cent’anni, “chi” le rinnova la propria religione“.

Il primo hadith stabilisce una regola: Le frequentazioni possono essere un tetto di vetro come possono essere un vero e proprio trampolino di lancio per la realizzazione spirituale. Esse possono essere sia limitanti per l’orizzonte del viaggio che consentire un vero e proprio slancio spirituale. In altre parole, il cammino è lo stesso ma l’andatura, la progressione e anche la regressione sono da attribuire (tra gli altri!) ai compagni di viaggio.

Il secondo hadith si regge su un tre aspetti:

• Il primo è un’informazione: l’esistenza dei garanti del rinnovamento,

• Il secondo è una raccomandazione: l’incitamento ad essere in loro compagnia,

• Il terzo è una promessa: l’impegno da parte di Dio che la Sua misericordia non disdegnerà alcuna generazione, finché essa vi si espone.

Ci sono quindi delle persone che bisogna frequentare per non escludersi da questa Misericordia. Essi sono definiti nel hadith dal pronome relativo “chi”, “min” in arabo, che può essere sia singolare che plurale. Ciò riflette la dualità della “Sohba”, che interseca due dimensioni:

– Una prima dimensione si riferisce al contributo e al sostegno della comunità dei credenti e più precisamente alla cerchia di coloro che si amano in Dio. Come degli ingranaggi che hanno bisogno gli uni degli altri per funzionare.

– Un’altra dimensione molto più intima, più elitaria, che si trova sulle alture del “Ihsan”, il più alto grado dell’Islam e che richiede un maestro spirituale, una guida capace di fare un vero lavoro di iniziazione. Senza questo, il candidato al cammino spirituale rischia di smarrirsi e di perdersi.

Storicamente, sono i Sufi che hanno saputo e potuto trasmettere questa eredità, ma non è loro solo appannaggio. Ed è questa la sfida lanciata ai musulmani: riuscire l’educazione spirituale senza passare attraverso le forme vincolanti della via iniziatica sufi. Non perché i sufi siano in errore o in perdizione, ma il loro modello è diventato obsoleto e inadeguato alla luce della realtà contemporanea. Il ritiro, l’isolamento, considerato come un fondamento per la realizzazione spirituale, significa oggi dimettersi dalle sfide del nostro tempo…

Se la buona compagnia rinvia alla qualità dell’educatore e dell’ambiente del candidato all’educazione, e il Dhikr definisce lo stato di purificazione e i mezzi pratici che vi conducono, la terza condizione è di un ordine più intimo e personale: la sincerità e la volontà di colui che aspira al Volto di Dio. Il termine a essi dedicato in arabo è “Sidq”. Ancora una volta è un termine polisemico, non può essere tradotto con una sola parola. Per avvicinarsi al senso, diremmo: sincerità, autenticità, veridicità, adesione del cuore, conformità delle azioni alle parole, … è questo impegno sincero, questo slancio autentico, questo impeto del cuore, senza il quale non c’è cammino spirituale né purificazione del cuore che tenga.

Non c’è Islam senza ricerca del senso e della Verità. Non c’è ricerca di senso senza elevazione spirituale. Non c’è elevazione senza disciplina interiore … e qualsiasi disciplina è guidata da delle regole, delle condizioni.

Ne abbiamo citati tre:

–       Sohba, iniziatica e di accompagnamento

–       Dhikr

–       Sidq

Esse sono sia un presupposto che un compagno sulla strada del nostro cammino.

 

 

 

 

Il Ritiro Spirituale, Dieci giorni alle porte di Dio !

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PSM ha tenuto durante le scorse vacanze il suo annuale ritiro spirituale nazionale di dieci giorni, in questo articolo illustreremo il significato e le finalità di questa adunanza spirituale nonché i principali momenti del suo programma.

Il termine “Ribat” trova la sua origine nel Libro di Dio e nei detti del Profeta, pace su di lui.

Dice Dio l’Altissimo: “O voi che portate la fede! Siate paziente, incoraggiatevi alla pazienza. E «rabitu (fate ribat)».” [Corano, 3-200]

Il Profeta, pace su di lui, nel hadith autentico riportato da Imam Malik, Muslim, Tirmidhi e al-Nasaai, dice: “Volete che vi indichi ciò che rimette i peccati e eleva i gradi?” Risposero: “Certo che sì, O Messaggero di Dio!” Disse: “Fare l’abluzione in condizioni difficili, moltiplicare i passi alla moschea e attendere una preghiera dopo l’altra in moschea. Questo è il Ribat! Questo è il Ribat! Questo è il Ribat!”

L’obiettivo del ribat (del ritiro spirituale) è quello di tagliare con le proprie abitudini mondane, almeno per un breve periodo nella propria vita e consacrare tutto il proprio essere per invocare L’Altissimo, bussando instancabilmente alla Sua porta e chiedendo con insistenza il Suo perdono, la Sua guida e la Sua prossimità.

Il pilastro centrale attorno al quale ruota il programma del ritiro spirituale è il sublime Corano, la Parola di Dio, definita dal Profeta, pace su di lui, il banchetto di Dio al quale siamo invitati a partecipare con tutto il nostro essere.

Incontrarsi in Dio in comunione e fratellanza e per il solo scopo di compiacere Dio, meditando sul Suo libro rivelato richiama su di noi, come informa il Messaggero di Dio, gli effluvi della misericordia divina: «Ogni volta, dice il Profeta, che un gruppo di fedeli si riuniscono in una casa di Dio per recitare il Libro di Dio e studiarlo tra di loro, la pace del cuore scende su di loro, gli angeli li avvolgono e Dio parla di loro a coloro che sono in Sua presenza.”

I tesori del Corano sono inesauribili, e per questo il programma proposto nel ritiro spirituale offere diversi approcci per beneficiare al massimo di questi tesori.

Al risveglio nella profonda notte segue una sessione di “Dhikr” – Ricordo di Dio – ripetendo abbondantemente la formula “La ilaha illa Allah (non c’è dio se non Dio)” i cui frutti sono illimitati  L’“Iman” – la certezza in Dio e nella Sua Parola – ci dice il Profeta, si usura nel cuore come si usura un tessuto, e per rinnovarla ci raccomanda di ripetere “La ilaha illa Allah”, Il risultato di questa ripetizione verbale è la presenza del cuore a Dio.

Questa prima sessione di dhikr, che precede la veglia di preghiera del witr an-nabawi, ci prepara a esprimere al Creatore Altissimo nell’intimità della notte il nostro bisogno e la nostra povertà. Come ci informa il Profeta, pace su di lui, il Signore si manifesta nel primo cielo nell’ultimo terzo di ogni notte, e chiama: “Chi M’invoca ché lo ascolto, chi Mi domanda ché gli do, chi mi chiede perdono ché lo perdono.” Quello è pertanto il momento propizio per invocare l’Altissimo per noi, per la nostra famiglia, i nostri cari e per tutti coloro che ci hanno proceduti nella fede, invocando di essere nella vita ultima in compagnia dei Profeti e dei devoti e in contemplazione permanente del Volto di Dio.

Prima della preghiera dell’alba, il programma della notte è coronato da una sessione di “istighfar – invocazione di perdono –“ perché non è dato all’uomo di essere irreprensibile. La debolezza umana fa di noi tutti dei peccatori, ed è gradito a Dio vedere il Suo servo tornare a Lui e chiedere perdono per i suoi peccati. A questo proposito, Allah dice: “E nelle ultime ore della notte essi invocano perdono.” [Corano, 51-18]

Una volta assolta la preghiera del Fajr, ci si siede per la seduta di “Shuruq”, fino al sorgere del sole, invocando la pace sul Messaggero e ripetendo “La ilaha illa Allah.” E dopo una breve pausa la mattinata viene inaugurata con le preghiere supererogatorie di “Duha”.

Ampie parti del programma sono state dedicate alla recitazione, alla meditazione, alla memorizzazione e al ripasso del Corano. Il Profeta, pace su di lui, ci incoraggia al suo apprendimento nonché al suo insegnamento dicendo: “Il migliore di voi  è colui che impara il Corano e lo insegna.”

Le cinque preghiere della giornata sono tutte precedute da sedute di Dhikr, di invocazione della pace sul Profeta per illuminare il cuore e di ripetizione di “La ilaha illa Allah” per riempirlo di amore e di fede, preparandoci ad una preghiera di umiltà e di raccoglimento, realizzando così l‘essenza stessa della preghiera.

Il digiuno, parte integrante del ritiro spirituale, resta lo stato più propizio alla meditazione e alla presenza a Dio, esso consente all’anima resa più leggera di elevarsi spiritualmente.

In questo quadro fraterno e attraverso questo programma si cerca di ridurre al minimo gli scambi futili e i momenti di spensieratezza al fine di creare un’atmosfera di “Sakina-quiete” che favorisca l’accrescimento della fede: “È Lui che ha fatto scendere la quiete nel cuore dei credenti in modo che venga aggiunta fede alla loro fede.”  [Corano, 48-4]

La questione del dopo “Ribat” è una delle principali preoccupazioni che si vivono all’interno del ritiro. Come preservare il capitale spirituale acquisito in un ambiente esterno “ostile”? Il programma del ribat ovviamente non può essere realizzato nella vita di tutti i giorni. Non sarebbe neppure appropriato vivere un tale programma sottraendosi alle proprie responsabilità, questo non è il modello profetico e non è la spiritualità a cui bisogna aspirare.

La spiritualità a cui si deve aspirare deve risplendere nel nostro ambiente dando senso al nostro lavoro nella vita quotidiana: la famiglia, il lavoro, gli studi, l’impegno civico, la moschea, la vita comunitaria …

Avere un cuore presente a Dio in mezzo alla gente resta la vera sfida.

 

Gli stadi dell’Islam – Hadith Gibril

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Brahim Baya

L’imam Musslim riporta nella sua Raccolta autentica di ahadith (Sahih) che Omar Ibn Al-Khattab, che Dio sia soddisfatto di lui, disse:

“Un giorno, mentre eravamo seduti dal Messaggero di Dio, che la preghiera e la pace divina siano su di lui, apparve davanti a noi un uomo con abiti straordinariamente bianchi e capelli intensamente neri, su di lui non si intravedevano segni di viaggio però nessuno di noi lo conosceva, si avvicinò al Profeta, su di lui la pace, e gli si sedette difronte appoggiando le sue ginocchia alle sue e posando le mani sulle sue cosce disse: “O Muhammad, parlami dell’islam.”

Il Messaggero, su di lui la pace, rispose: “L’islam è attestare che non c’è divinità all’infuori di Dio e che Muhammad è il Messaggero di Dio, compiere le preghiere rituali, versare la zakat, digiunare il mese di Ramadan, e compiere il pellegrinaggio alla sacra Casa, se si ha la possibilità.”

L’uomo replicò: “Hai detto il vero.” Ci siamo stupiti del fatto che gli avesse posto una domanda e poi gli avesse anche dato ragione.

Disse: “Ora parlami dell’iman (la fede).”

Rispose il Profeta, pace su di lui: “L’iman è credere in Dio, nei Suoi angeli, nei Suoi libri, nei Suoi Messaggeri, e nel Giorno Ultimo, e credere nel destino, nel bene e nel male.”

Replicò: “Hai detto il vero. Ora parlami dell’ihssan (l’eccellenza).”

Rispose: “È adorare Dio come se Lo si vedessi. E se non Lo si vede, Egli certamente ci vede.”

Chiese: “Quand’è l’Ora?”.

Rispose: “L’interrogato non ne è più informato dell’interrogante“.

Disse: “Parlami allora dei suoi segni premonitori“.

Rispose: “Quando la schiava genererà la sua padrona e quando vedrai i pastori, miseri, scalzi e nudi competere nelle costruzioni più elevate“.

Poi l’uomo si allontanò e il Profeta, su di lui la preghiera e la pace divina, attese un po’ di tempo e si rivolse verso di me e mi chiese: “Omar hai idea di chi fosse l’uomo?” Rispose: “Dio e il Suo Messaggero ne sanno certamente di più”, mi disse:  “Era Gibril (Gabriele) venuto a insegnarvi la vostra religione.”

Il valore del hadith

Basterebbe per dimostrare la centralità e il carattere costitutivo di questo hadith il fatto che per trasmetterlo ci sia voluto che Gibril, il signore degli angeli, su di lui la pace, scenda di persona per insegnare ai nobili Compagni la loro religione.

L’Imam An-Nawawy ha inserito questo hadith secondo nella sua raccolta dei quaranta ahadith e ha detto che questo hadith contiene le fondamenta dell’Islam. L’imam al-Qortobi disse: “Questo hadith merita di essere considerato la madre della Sunna.” Proprio come la sura Aprente è la madre del generoso Corano. Al-Qadi ‘Ayyad a sua volta disse: “Questo hadith contiene tutte le funzioni dell’adorazione esteriore e interiore, le azioni del cuore come quelle delle membra… Tutte le scienze della fede emanano da questo hadith.”

Insegnamenti principali:

Questo Hadith oltre ad essere chiamato hadith Gibril è chiamato anche hadith della religione, in quanto ci insegna che l’Islam è costituito da gradi, stadi diversi tra di loro. Ci troviamo di fronte a dei cerchi concentrici che man mano si restringono, dall’islam, all’iman per arrivare all’ihsan, essere musulmano è una condizione necessaria ma non sufficiente per essere fedele (mu’min), ed essere fedele è una condizione necessaria ma non sufficiente per essere eccellente (muhssin).

I vocaboli islam e iman possono essere sinonimi in alcuni casi e avere significati diversi in altri. Sono sinonimi quando in una frase è presente solo uno dei due termini, in questo caso la parola islam o iman racchiude l’altra; se invece sono entrambi nella stessa frase, o nello stesso periodo, allora islam e iman vogliono dire due cose distinte.

Il hadith ci informa che L’Islam è una continua ascensione, non uno stato stazionario. Il primo livello è quello del musulmano praticante, attento al rispetto degli obblighi prescritti. Il secondo livello è quello dell’iman, grado in cui l’adorazione e la rettitudine morale vanno di pari passo. Il terzo grado è quello dell’ihssan che rappresenta il trampolino di lancio per il fedele verso lo spazio infinito del viaggio spirituale. Abbiamo parlato di pioli e di gradi, eppure avremo dovuto parlare di mattoni e di piani, dal momento che l’immagine è simili ad un edificio che si costruisce lentamente ma in modo stabile.

Lo stadio dell’islam

L’islam inteso come stadio della religione, è il primo grado, quello dell’esecuzione dei cinque pilastri come ci illustra il hadith, ed è diverso dallo stadio dell’iman, Dice l’Altissimo: “I beduini hanno detto: Siamo fedeli. Dì [a loro]: “in verità non siete [ancora] fedeli: bensì dite che siete musulmani, finché la fede non accederà ai vostri cuori” [al-Hujurat]

Lo stadio dell’iman

L’iman ha sei pilastri come ci illustra il nobile hadith: credere in Dio, nei Suoi angeli, nei Suoi libri, nei Suoi messaggeri, e nell’Ultimo Giorno, e creda nel destino, il suo bene e il suo male.

L’iman, è stato anche paragonato ad un fiume che viene alimentato da numerosi affluenti, dice il Messaggero, pace su di lui: “L’iman si costituisce di una settantina di affluenti, di cui il più elevato è menzionare la ilaha illa Allah, e il meno elevato è liberare la strada dall’intralcio, e il pudore  è un’affluente dell’iman.” La fede è soggetta alla diminuzione, al logoramento per via dell’oblio e della lontananza da Dio, dice il Profeta: “In verità la fede si usura nel cuore come si usura l’abito, quindi rinnovatela!” E in un altro hadith ha detto: “Rinnovate la vostra fede!” I compagni chiesero: “come rinnoviamo la nostra fede?” Rispose: “Eccedete nella menzione di la ilaha illa Allah.”

Lo stadio dell’Ihssan

Al-ihssan, l’eccellenza è il terzo e più elevato stadio dell’Islam, alla luce di questo hadith e di altri e alla luce di diversi versetti del Corano, ihssan implica eccellenza in tutti gli aspetti della vita, esso ha tre significati complementari:

  • eccellenza spirituale, cioé “Adorare Dio come se lo si vedesse, e se non Lo si vede Egli certamente ci vede.” come informa il hadith.
  • eccellenza nel servizio e nel comportamento con gli uomini e tutte le creature di Dio Altissimo. E’ detto nel Corano: “E quando stringemmo il patto con i Figli di Israele [dicemmo]: “Non adorerete altri che Iddio, vi comporterete in modo eccellente con i genitori, i parenti, gli orfani e i poveri; userete parole eccellenti con la gente,..”
  • eccellenza e perfezionamento di ogni attività terrena intrapresa. Dice il Messaggero di Dio, pace su di lui: “Dio ha prescritto l’eccellenza su ogni cosa..” e dice anche: “Che Dio accolga nella sua misericordia colui che quando compie un’opera la perfeziona.”

 

 

I MISTERI DEL DIGIUNO – Imam Abu Hamid al-Ghazali

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Il digiuno è “un quarto della fede”, avendo affermato il Profeta, su di lui la pace,: “Il digiuno è metà della pazienza” e “la pazienza è metà della fede”. Esso si distingue fra gli altri pilastri della fede per una particolare relazione con Iddio eccelso, avendo Egli dichiarato, secondo quanto ha riferito il Suo Profeta: “Ogni opera buona sarà moltiplicata per dieci fino a settecento, eccettuato il digiuno, poiché questo appartiene a Me ed io lo ricompenserò”. Ha detto pure l’Altissimo: “Egli pagherà la loro mercede ai pazienti senza misura”. E poiché il digiuno è “metà della pazienza”, la sua ricompensa sorpassa le regole della valutazione e del computo.

Per conoscere il suo merito ti basti quello che ha detto il Profeta: “Per Colui nelle cui mani è la mia anima, i resti di cibo nella bocca di chi digiuna sono presso Dio più fragranti del muschio”. Dice infatti Dio grande e potente: “Chi digiuna trascura appetito, cibo e bevande per Me. Il digiuno mi appartiene ed io ne stabilisco la ricompensa”.

Il Profeta ha detto: “Il Paradiso ha una porta detta Rayyan per la quale non enrano se non quelli che digiunano: essa è il luogo promesso per l’incontro con l’altissimo Iddio in ricompensa del digiuno”. E ancora: “Chi fa il digiuno ha due gioie: l’una al momento in cui lo interrompe, l’altra quando incontra il suo Signore”. E ancora: “Ogni casa ha una porta e la porta del culto è il digiuno”, e “Il sonno di chi digiuna è culto”. Di colui che digiuna il Profeta disse: “Iddio dice: Angeli Miei, osservate il Mio servo: per Me ha lasciato da parte appetito, piacere, cibo e bevande””. ù

A proposito delle parole dell’Altissimo: “E nessun anima conosce qual grande gioia è in serbo nascosta per loro in premio delle loro azioni buone.” Si è detto: per azione buona qui si deve intendere il digiuno, avendo Dio affermato: “Egli pagherà la loro mercede ai pazienti senza misura”. Ragion per cui sarà data a chiunque digiuna, senza che venga pesata, larga ricompensa al di là di ogni immaginazione e valutazione.

Del resto è giusto che sia così, dal momento che il digiuno appartiene a Lui è nobilitato in relazione a Lui, anche se a Lui apperengono tutti gli altri atti di culto, così come è nobilitata la sacra Casa in relazione a Lui, mentre tutta la terra gli appartiene. Ciò per due ragioni: l’una che il digiuno, essendo astensione e rinuncia, è in se stesso un segreto, mancandovi azione che si possa vedere, a differenza di tutte le azioni pie che sono esposte allo sguardo delle creature. Non vedendolo se non Iddio grande e potente, il digiuno è opera del tutto interiore. L’altra è che il digiuno serve a soggiogare il nemico di Dio, il diavolo i cui mezzi sono gli appetiti i quali si fortificano col mangiare e col bere. Perciò disse il Profeta, su di lui la pace: “Satana circola nell’intimo dell’uomo alla stessa maniera del sangue; restringetegli quindi i suoi canali con la fame”. E ad ‘Aisha disse: “Continua a battere alla porta del Paradiso”. “Con che?” chiese lei. “Con la fame” rispose il Profeta, su di lui la pace. Servendo in modo particolare a soggiogare il diavolo, a sbarrare le sue vie, a restringergli i suoi canali.

L’inizio sta nello sforzo da parte della creatura e la ricompensa nella guida da parte di Dio grande e potente! Perciò ha detto l’Altissimo: “Ma quelli che lotteranno zelanti per Noi, li guideremo per le Nostre vie”. E: “Dio non muta la Sua grazia ad un popolo finché essi non mutino quel che hanno in cuore”. Ed invero il mutamento è dato dal moltiplicarsi degli appetiti che sono campo e pascolo dei demoni: finché essi rimangono fertili, i demoni non cessano di aggirarvisi, e finché questi continuano ad aggirarvisi la maestà di Dio glorioso non si rivela all’uomo e il Suo incontro gli resta precluso. Disse il Profeta, su di lui la pace: “Se i demoni si levassero dai cuori dei figli di Adamo, questi certamente guarderebbero al regno dei Cieli.”

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